
VALLE CAUDINA/VALLE DI SUESSOLA – Fare piena luce su ciò che è accaduto prima dell’incendio, verificare chi avesse la responsabilità della custodia e della sicurezza del sito, chiarire perché i rifiuti fossero ancora presenti e rendere pubblici tutti gli atti dal 2022 ad oggi. È il cuore del duro intervento del Comitato Lavoro, Ambiente e Salute della Valle Caudina e Valle di Suessola dopo il grave rogo che ha interessato il sito Eco Energy di Airola.
Una nota molto articolata, dal titolo “Chi ci sta avvelenando e chi ci prende in giro”, nella quale il Comitato pone una lunga serie di interrogativi alle istituzioni e chiede che vengano accertate eventuali responsabilità penali, amministrative e politiche, senza anticipare conclusioni che spettano agli organi investigativi e alla magistratura.
«Non può essere considerata una fatalità»
Secondo il Comitato, quanto accaduto non può essere archiviato semplicemente come un evento imprevedibile.
La nota richiama la storia giudiziaria e amministrativa del sito di via Caracciano e sostiene che le criticità dell’impianto fossero già note da tempo agli organismi competenti.
Il Comitato ricorda, in particolare, il sequestro preventivo del gennaio 2022 e l’amministrazione giudiziaria della società nell’ambito di una precedente vicenda giudiziaria. Viene inoltre richiamato il rinnovo dell’autorizzazione alla gestione dei rifiuti disposto dalla Regione Campania nel 2023.
Tutti elementi sui quali, secondo i firmatari, occorre oggi ricostruire con precisione competenze, decisioni e controlli effettuati.
Il sopralluogo del 2024 al centro delle domande
Particolare attenzione viene dedicata al 17 aprile 2024, quando, sempre secondo la ricostruzione contenuta nella nota, i Carabinieri del Noe con il supporto dell’Arpac effettuarono controlli nell’impianto.
Il Comitato richiama le criticità che sarebbero state riscontrate in quell’occasione: accumuli di rifiuti, materiali collocati in aree non previste, quantitativi eccedenti rispetto a quelli autorizzati e problematiche relative ai presidi antincendio e agli spazi necessari per i mezzi di soccorso.
Da qui la domanda principale: «Che cosa è stato fatto in questi due anni per eliminare quel pericolo?»
«Chi custodiva il sito e perché i rifiuti erano ancora lì?»
È questo il passaggio centrale della presa di posizione.
Il Comitato chiede di sapere chi avesse materialmente la custodia del sito, chi dovesse garantirne la sicurezza e controllarne gli accessi, quali sistemi di videosorveglianza fossero presenti e quali prescrizioni fossero state impartite dopo i precedenti sequestri.
Ma soprattutto vengono chiesti numeri e documenti: quanti rifiuti erano presenti al momento dei provvedimenti giudiziari, quanti sarebbero stati successivamente rimossi e quanti ne restavano ancora il 31 agosto 2026, quando è scoppiato l’incendio.
«Perché, dopo più di due anni, la bonifica e lo svuotamento non erano stati completati?», domanda il Comitato.
Le cause del rogo devono ancora essere accertate
La nota affronta anche il tema dell’origine dell’incendio, precisando che la natura del rogo deve essere ancora accertata.
Nel caso in cui dalle indagini dovesse emergere un’origine dolosa, il Comitato chiede che venga verificato come sia stato possibile accedere all’area e quali fossero i sistemi predisposti per proteggerla.
Viene inoltre chiesto agli investigatori di valutare ogni possibile scenario relativo alla distruzione dei rifiuti e alle conseguenze che il rogo potrebbe avere avuto sulla possibilità di ricostruirne quantità, tipologia e provenienza.
Si tratta, allo stato, di interrogativi e richieste di approfondimento formulate dal Comitato, non di responsabilità accertate.
Il richiamo all’inchiesta “Erebus”
Nel documento viene ricordato anche il coinvolgimento di Eco Energy, nel maggio scorso, nell’ambito dell’operazione “Erebus” della Dda di Bari, relativa a una più ampia indagine sul traffico illecito di rifiuti tra Campania e Puglia.
Anche su questo fronte, sostiene il Comitato, la vicenda giudiziaria dovrà seguire il proprio corso, mentre alla politica viene chiesta una risposta su un piano differente: quello della prevenzione.
«La politica deve prevenire i disastri»
Il Comitato rivolge quindi domande dirette a Regione Campania, Comuni ed enti competenti.
La richiesta è quella di sapere quali iniziative siano state intraprese negli anni per arrivare allo svuotamento del sito, quali amministratori abbiano chiesto un cronoprogramma, quali controlli siano stati effettuati e quali provvedimenti siano stati adottati dopo le criticità riscontrate.
Il messaggio viene sintetizzato in quattro parole: «Vogliamo nomi, atti, date e responsabilità».
Il Comitato critica le prese di posizione successive all’incendio e chiede invece di ricostruire ciò che è stato fatto – o non è stato fatto – prima del 31 agosto.
Chiesti tutti i documenti dal 2022
Una delle richieste più precise riguarda la pubblicazione della documentazione relativa al sito.
Il Comitato chiede che Arpac, Regione, Provincia, Comune, Asl, Vigili del Fuoco e tutte le amministrazioni coinvolte rendano disponibili verbali, prescrizioni, sopralluoghi, analisi, diffide e comunicazioni riguardanti l’impianto dal 2022 ad oggi.
«Non vogliamo rassicurazioni generiche. Vogliamo i documenti», si legge nella nota.
Monitoraggi su aria, terreni e produzioni agricole
Sul fronte ambientale, il Comitato chiede inoltre che l’attenzione non si limiti alla qualità dell’aria.
La richiesta è di effettuare monitoraggi continui e pubblici, analizzare le eventuali ricadute al suolo e, quando tecnicamente necessario, estendere i controlli a terreni, acque e produzioni agricole.
Un tema che riguarda direttamente anche la Valle di Suessola, raggiunta nei giorni successivi all’incendio dai fumi e dove sono state adottate misure precauzionali dalla popolazione e dalle amministrazioni locali.
«Bonifica subito»
La lunga presa di posizione si conclude con quattro richieste principali: bonifica completa dell’area, trasparenza sugli atti, accertamento delle eventuali responsabilità e controlli ambientali continuativi e indipendenti.
Il Comitato annuncia inoltre la volontà di mantenere alta la mobilitazione dei cittadini della Valle Caudina e della Valle di Suessola.
Il messaggio finale è netto: «Fuori gli atti, fuori le responsabilità, bonifica subito. La Valle Caudina e la Valle di Suessola non sono una discarica».

