
CASAL DI PRINCIPE. Società intestate a prestanome, crediti fiscali ritenuti inesistenti e operazioni per milioni di euro. È questo il contesto nel quale gli investigatori collocano la figura di Salvatore Diana, detto “Zecchin” o “Zecchinetta”, finito tra i 38 indagati nell’inchiesta coordinata dal pm Giuseppe Visone della Dda di Napoli.
Secondo le ipotesi investigative, Diana avrebbe avuto un ruolo nella gestione di una rete societaria utilizzata per operazioni finanziarie che avrebbero costituito il primo passaggio di un più ampio meccanismo di riciclaggio. L’indagine, condotta dai Nuclei di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli e Bologna, ipotizza a vario titolo associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio, con l’aggravante della presunta finalità di favorire la fazione Schiavone del clan dei Casalesi.
Il nome di Diana emerge anche in un’altra attività investigativa dei carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, concentrata sul presunto ritorno agli affari criminali di Pasquale Apicella, detto “’o Bellomm”, dopo la sua scarcerazione.
In alcune conversazioni intercettate tra Apicella e la moglie si fa riferimento a Michele Bianco, figlio del boss Augusto Bianco, entrambi estranei a questa specifica indagine. Il giovane, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe cercato di ottenere denaro da Diana attraverso una presunta richiesta estorsiva. Un’iniziativa che sarebbe stata criticata dallo stesso Apicella perché Diana avrebbe avuto rapporti d’affari con un parente di Bianco.
Secondo ulteriori elementi investigativi, tali interessi sarebbero stati collegati a presunte frodi riguardanti il Superbonus 110%, con parte delle somme successivamente impiegate nell’acquisto di un immobile.
A parlare di Diana è stato anche il collaboratore di giustizia Vincenzo D’Angelo, detto “Biscottino”, genero del boss Francesco Bidognetti, che avrebbe riferito di una presunta gestione comune di una bisca e di rapporti economici con un familiare dei Bianco.
Queste ultime circostanze, per quanto risulta, non costituiscono contestazioni formali note a carico di Diana, ma figurano negli atti investigativi utilizzati per ricostruire i nuovi equilibri criminali del territorio.
Tutte le persone citate sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

