Alzheimer, la sfida è arrivare prima dei sintomi: cosa possiamo fare già oggi

Di 2 Ottobre 2026Attualità

La domanda può nascere guardando un genitore, oppure pensando al proprio futuro: possiamo fare qualcosa prima che la memoria cominci a cedere? La ricerca sull’Alzheimer sta affrontando proprio questa sfida. Per chi teme di perdere autonomia e ricordi, è una prospettiva importante. Occorre però capire quali possibilità sono ancora in studio e quali scelte hanno già un fondamento scientifico.

Il 5 settembre 2026 il Surrey and Borders Partnership NHS Foundation Trust ha annunciato l’apertura di PrevenTRON. Lo studio internazionale, sponsorizzato da Roche, prevede circa 1.600 partecipanti fra 55 e 80 anni, senza disturbi di memoria ma selezionati per un rischio elevato. Il farmaco sperimentale trontinemab punta a rimuovere accumuli della proteina amiloide nel cervello. L’obiettivo è capire se possa ritardare o prevenire l’Alzheimer. La risposta ancora manca: l’avvio di una sperimentazione non dimostra che il trattamento funzioni.

La prevenzione entra nella vita quotidiana

Nell’attesa dei risultati, c’è già una strada da percorrere. L’OMS ha aggiornato nel 2026 le indicazioni per ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza, considerando abitudini, condizioni di salute e ambiente. Parliamo di riduzione del rischio: nessuno stile di vita garantisce di evitare la malattia, e chi si ammala non ha una colpa.

Un risultato interessante arriva dallo studio US POINTER, pubblicato su JAMA nel luglio 2025. Fra 2.111 adulti a rischio, dai 60 ai 79 anni, un programma guidato che univa movimento, alimentazione, stimoli mentali, socialità e controllo cardiovascolare ha prodotto, in due anni, un piccolo miglioramento dei test cognitivi maggiore rispetto a un percorso autogestito. Il risultato non dimostra ancora una riduzione dei casi di Alzheimer. Suggerisce però il valore di un sostegno organizzato nel cambiare le abitudini.

Da dove cominciare senza stravolgere la giornata

Per il movimento, il riferimento generale dell’OMS per gli adulti è di 150 a 300 minuti settimanali di attività moderata, con esercizi di forza almeno due giorni. Una camminata a passo sostenuto può contribuire al totale. Chi parte da fermo può cominciare con pochi minuti e aumentare gradualmente; chi ha patologie o limitazioni concordi l’attività con il curante. La regolarità si può costruire inserendo il movimento in un’abitudine già presente, come un tragitto quotidiano.

Anche pressione, glicemia e colesterolo meritano attenzione, insieme a un’alimentazione equilibrata e alla rinuncia al fumo. L’OMS richiama inoltre il valore dell’attività mentale e sociale e della correzione dei problemi di udito quando necessaria.

Nella pratica, si può fissare una passeggiata con un amico, scegliere un’attività che richieda di imparare qualcosa o riprendere un appuntamento sociale abbandonato. Sono esempi per rendere sostenibili le indicazioni generali, non un protocollo sperimentato né una ricetta valida per tutti. Il primo cambiamento utile è quello che si riesce a mantenere.

Se le difficoltà di memoria si ripetono, peggiorano o interferiscono con le attività abituali, è opportuno parlarne con il medico.

La speranza, oggi, ha tempi diversi. Quello della ricerca, che deve dimostrare benefici e sicurezza dei nuovi trattamenti. E quello della vita quotidiana, in cui possiamo cercare aiuto per costruire abitudini più favorevoli alla salute. Una passeggiata, un controllo rimandato, una relazione da coltivare: azioni alla nostra portata, con un valore che va oltre il timore di ammalarsi.

 

 

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