Due neonati lasciati in ospedale nel casertano: «Qui diventano figli di tutti»

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Michele e Matteo sono accuditi 24 ore su 24 nella Neonatologia del Pineta Grande Hospital. Il personale: «Il nostro compito è curare, proteggere e trovare la soluzione migliore»

A Castel Volturno ci sono due culle dove in questo momento il rumore dei monitor accompagna le giornate di due neonati. Si chiamano Michele e Matteo. Sono nati a distanza di un giorno l’uno dall’altro, circa un mese fa, e oggi vengono accuditi dagli operatori della Neonatologia del Pineta Grande Hospital.

Sono arrivati al mondo con pesi diversi, ma hanno una storia che li accomuna: entrambi sono stati lasciati in ospedale dalle rispettive madri dopo la nascita. Il reparto è diventato così la loro casa provvisoria, il luogo nel quale vengono nutriti, lavati, controllati e coccolati in attesa che per loro venga individuata una soluzione.

A raccontare la loro storia è la dottoressa Enza Roma, responsabile della Neonatologia della struttura.

In reparto diventano “nostri bambini”

Dietro una scelta così difficile, spiega la dottoressa Roma, ci sono spesso situazioni di grande fragilità. Madri molto giovani, donne senza una casa o senza documenti, persone alle prese con problemi di dipendenza o con condizioni personali particolarmente complicate. Il personale sanitario non è chiamato a giudicare.

«Il nostro compito non è giudicare, il nostro compito è accogliere, curare, proteggere e trovare la soluzione migliore per il bambino», racconta la responsabile della Neonatologia. E così comincia un’attesa che può durare anche a lungo. Nel frattempo, però, per il neonato la vita continua. Ci sono le infermiere che si occupano dei pasti, del cambio e del bagnetto. Ci sono i medici che controllano le sue condizioni e tutto il personale che, giorno dopo giorno, finisce inevitabilmente per affezionarsi.

L’assistenza non si ferma mai. Il reparto lavora 24 ore su 24 e i turni si alternano, ma per questi bambini quelle persone diventano per un periodo il volto più vicino a una famiglia. Anche il nome, in questi casi, può arrivare dal personale dell’ospedale.

Michele e Matteo aspettano il loro futuro

Le strade di Michele e Matteo, però, potrebbero essere diverse. Per uno dei due bambini il percorso sembra orientato verso l’adozione. Nel caso dell’altro, invece, i genitori naturali sono noti alla struttura e sono ancora in corso le valutazioni sulla possibilità che possa essere affidato a familiari disponibili.

Si tratta di percorsi delicati, nei quali entrano in gioco servizi sociali, Tribunale per i minorenni e valutazioni psicologiche. Nel frattempo, la cosa più importante resta una sola: i due bambini stanno ricevendo tutte le cure e le attenzioni necessarie. La dottoressa Roma racconta anche di altri neonati passati negli anni da quelle stesse culle. Tra questi ricorda un bambino che alla nascita aveva avuto seri problemi di salute e crisi convulsive.

Le condizioni facevano temere conseguenze molto pesanti per il suo futuro. Poi, anni dopo, è arrivata una fotografia dalla famiglia che lo aveva adottato. Quel bambino, racconta la dottoressa, non soltanto camminava: correva. Sono storie che aiutano a capire quanto possa essere importante il lavoro svolto ogni giorno in un reparto di Neonatologia.

E proprio da questa esperienza arriva anche un messaggio rivolto alle donne che durante una gravidanza si trovano davanti a una scelta che non riescono ad affrontare. Esiste la possibilità di partorire in anonimato e lasciare il proprio bambino in ospedale in condizioni protette.

Una possibilità che può evitare situazioni ancora più drammatiche e pericolose per la madre e per il neonato. Per la dottoressa Roma, anche una scelta dolorosa come questa può rappresentare, in determinate circostanze, un atto d’amore.

A Castel Volturno, intanto, Michele e Matteo continuano a crescere tra quelle culle, circondati da persone che hanno imparato a prendersi cura di loro. In attesa che arrivi il giorno in cui potranno finalmente conoscere la loro famiglia.

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