
Teverola. Salvatore De Santis, 49 anni, conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di ‘o Buttafuori, è stato sottoposto al regime detentivo speciale del 41 bis. Il provvedimento è stato disposto al termine di un’approfondita istruttoria del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e successivamente firmato dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
Alla base della decisione ci sono diversi elementi raccolti dagli investigatori durante la permanenza in carcere del presunto esponente del clan Picca-De Martino. Tra quelli ritenuti più significativi figura il rinvenimento di un telefono cellulare introdotto clandestinamente nell’istituto penitenziario, dispositivo che, secondo l’accusa, sarebbe stato utilizzato per mantenere rapporti costanti con persone all’esterno della struttura detentiva.
Secondo la ricostruzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, De Santis avrebbe sfruttato il telefono con frequenza quotidiana, riuscendo così a conservare collegamenti con l’ambiente criminale esterno. Per gli inquirenti questo dimostrerebbe come le ordinarie misure di controllo non fossero sufficienti a interrompere i contatti, rendendo quindi necessario l’applicazione del regime previsto dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario.
Nel decreto ministeriale viene inoltre richiamato un grave episodio avvenuto nel carcere di Voghera, dove De Santis sarebbe stato coinvolto in una violenta aggressione ai danni di altri detenuti. Stando agli atti, avrebbe preso parte all’azione insieme ad Antonio Zaccariello e ad altri reclusi, assumendo un ruolo attivo nella spedizione punitiva. La situazione sarebbe poi tornata sotto controllo soltanto grazie al tempestivo intervento degli agenti della Polizia Penitenziaria, che hanno evitato conseguenze ancora più gravi.
L’istruttoria, tuttavia, non si concentra esclusivamente sui fatti verificatisi durante la detenzione. Il provvedimento ripercorre anche il passato criminale attribuito a De Santis, ricostruendone l’evoluzione all’interno del clan Picca-De Martino. Secondo gli investigatori, nel corso degli anni il 49enne avrebbe progressivamente consolidato la propria posizione fino a ricoprire un ruolo di rilievo nell’organizzazione camorristica, circostanza che, insieme agli episodi contestati in carcere, ha contribuito alla decisione di applicare il regime di carcere duro previsto per i detenuti ritenuti ancora in grado di mantenere collegamenti con le organizzazioni criminali.

