
ORTA DI ATELLA. È tornato in libertà il 24enne coinvolto nell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che aveva portato allo smantellamento del gruppo criminale riconducibile al clan dei Casalesi Picca-Di Martino. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha infatti disposto la revoca della misura degli arresti domiciliari, accogliendo l’istanza presentata dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Mirella Baldascino.
Il giovane era ristretto ai domiciliari dal 3 settembre 2024. La decisione del giudice, formalizzata con un provvedimento depositato lo scorso 1° agosto, arriva dopo la definizione del procedimento con rito abbreviato, conclusosi con una condanna a due anni e tre mesi di reclusione.
Nelle motivazioni si evidenzia come le esigenze cautelari che avevano giustificato la misura restrittiva si siano progressivamente attenuate. Determinante è stato il lungo periodo già trascorso agli arresti domiciliari, ritenuto sufficiente ad esercitare un’efficace funzione dissuasiva, rendendo così non più necessaria la prosecuzione della misura.
L’indagine della Dda aveva ricostruito l’attività di un’organizzazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti, operativa tra il 2021 e il blitz eseguito dai carabinieri. Secondo gli investigatori, il 24enne, originario di Aversa e residente a Orta di Atella, svolgeva il ruolo di pusher al dettaglio, operando soprattutto nelle ore serali e notturne tra Aversa e Trentola Ducenta.
Le intercettazioni avevano inoltre documentato il suo ingresso nel gruppo criminale. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato reclutato direttamente dal responsabile della rete di spaccio per sostituire e affiancare un altro pusher che aveva provocato un ammanco di denaro all’organizzazione. Nel corso del colloquio, il giovane avrebbe dichiarato di avere già esperienza nel settore, facendo riferimento ad attività svolte in passato nel territorio di Caivano.
Per gestire gli ordini e le consegne gli sarebbe stato affidato un telefono dedicato, mentre al termine di ogni turno avrebbe consegnato gli incassi all’organizzazione trattenendo il compenso concordato. Gli accertamenti investigativi gli attribuiscono la cessione di hashish, cocaina e crack, sostanze che gli venivano fornite dai vertici del gruppo.
Nel provvedimento di revoca, il Gip ha inoltre evidenziato come il parere contrario espresso dalla Procura non fosse supportato da elementi concreti tali da giustificare il mantenimento degli arresti domiciliari. Per il giudice, la misura cautelare aveva ormai esaurito la propria funzione e non risultava più proporzionata rispetto all’attuale quadro processuale.

