
Casal di Principe. Costantino Russo, figlio di Giuseppe Russo, conosciuto negli ambienti criminali come “Peppe ‘o Padrino” e considerato uno degli uomini più vicini a Francesco Schiavone “Sandokan”, potrebbe essere pronto ad avviare un percorso di collaborazione con la giustizia. La notizia, riportata da Cronache di Caserta, sta alimentando grande attenzione negli ambienti investigativi, considerato il ruolo che l’uomo avrebbe ricoperto all’interno dell’organizzazione.
Russo è tra i destinatari della vasta operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ed eseguita dalla DIA insieme alla Guardia di Finanza di Mondragone. L’inchiesta coinvolge complessivamente 40 persone, 22 delle quali raggiunte da misure cautelari, con accuse che comprendono associazione mafiosa, riciclaggio, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni, estorsione e gestione di attività illecite riconducibili al presunto asse Russo-Schiavone del clan dei Casalesi.
I primi segnali di una possibile collaborazione sarebbero emersi durante il procedimento davanti al Tribunale del Riesame. Costantino Russo ha infatti rinunciato a impugnare l’ordinanza cautelare che lo mantiene in carcere, ha revocato i propri difensori di fiducia e ha conferito l’incarico all’avvocato Domenico Esposito, professionista che in passato ha assistito numerosi collaboratori di giustizia. Una scelta interpretata come possibile preludio a un percorso di pentimento, che dovrà comunque essere verificato e valutato dagli inquirenti.
Secondo la ricostruzione della Procura, dopo gli arresti del padre Giuseppe e degli zii Massimo, Francesco e Corrado, sarebbe stato proprio Costantino Russo ad assumere un ruolo di riferimento nella fazione familiare, mantenendo i rapporti con gli Schiavone e contribuendo alla gestione economica dell’organizzazione.
Le accuse contestate delineano un sistema che avrebbe interessato numerose attività economiche, tra cui stabilimenti balneari, esercizi commerciali, sale scommesse e società intestate a prestanome. Gli investigatori ipotizzano inoltre il coinvolgimento dell’indagato nella gestione di un traffico di sostanze stupefacenti, con particolare riferimento a cocaina e marijuana, oltre ad episodi di estorsione, spedizioni punitive e disponibilità di armi.
Qualora Costantino Russo decidesse realmente di collaborare con la magistratura, il suo contributo potrebbe offrire nuovi elementi sulle dinamiche interne del clan dei Casalesi, sulle attuali gerarchie e sui rapporti economici costruiti negli ultimi anni. Un’eventuale scelta di questo tipo rappresenterebbe un passaggio particolarmente delicato per gli equilibri dell’organizzazione criminale e potrebbe aprire nuovi sviluppi nelle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia.

