
Curti. Un appartamento al piano terra trasformato, secondo l’ipotesi investigativa, in una casa di prostituzione. È quanto avrebbero scoperto i carabinieri della Stazione di San Prisco al termine di un’attività d’indagine culminata nel sequestro preventivo dell’immobile.
L’operazione è scattata nei giorni scorsi al civico 177 di via Piave, all’angolo con via San Pasquale, in una zona centrale di Curti. Sulle porte dell’abitazione, di proprietà di un soggetto dell’hinterland di Napoli, sono stati apposti i sigilli e i cartelli relativi al provvedimento eseguito ai sensi dell’articolo 321 del Codice di procedura penale (foto allegata).
A fare partire gli accertamenti sarebbero state le segnalazioni di alcuni residenti, esasperati dal continuo via vai di persone a ogni ora del giorno. Secondo quanto ricostruito, nell’appartamento sarebbero arrivati clienti non soltanto dai comuni vicini, ma anche dalle province di Napoli e Salerno.
Le prestazioni
All’interno dell’abitazione avrebbero ricevuto diverse donne, italiane e rumene. Le prestazioni sarebbero state concordate a prezzi variabili, con richieste economiche che potevano raggiungere i cento euro a seconda del tipo di incontro.
Durante l’intervento i militari avrebbero sequestrato anche numerosi accessori utilizzati nel corso degli appuntamenti: fruste, maschere, falli in gomma e altro materiale di natura erotica. Tutti gli oggetti rinvenuti sarebbero stati acquisiti agli atti dell’indagine.
Sono diverse le posizioni attualmente al vaglio degli inquirenti. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire l’organizzazione dell’attività, individuare chi gestisse gli appuntamenti e accertare l’eventuale esistenza di condotte di favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione. Verifiche sarebbero in corso anche sul ruolo di chi aveva la disponibilità dell’immobile.
Le indagini
Il sequestro preventivo è stato disposto per impedire la possibile prosecuzione delle attività oggetto degli accertamenti. La prostituzione esercitata autonomamente non costituisce di per sé reato; la legge punisce invece lo sfruttamento, il favoreggiamento e l’organizzazione dell’attività altrui.
Le indagini proseguono sotto il coordinamento dell’autorità giudiziaria competente. Per tutte le persone coinvolte vale la presunzione d’innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

