
Approda davanti alla sesta sezione della Corte di Cassazione il ricorso presentato dalla difesa di Giovanni Zannini, ex consigliere regionale di Forza Italia, sospeso dalla carica, contro la decisione del Tribunale del Riesame che, lo scorso marzo, aveva confermato nei suoi confronti il divieto di dimora in Campania e nelle regioni limitrofe.
Gli avvocati Angelo Raucci e Vincenzo Maiello hanno impugnato il provvedimento davanti alla Suprema Corte. I giudici potranno rigettare il ricorso, accoglierlo oppure annullare la decisione con rinvio a una diversa sezione del Tribunale del Riesame, chiamata in tal caso a effettuare una nuova valutazione.
A circa due mesi dalla pronuncia, il Riesame di Napoli aveva depositato le motivazioni del diniego, illustrando il quadro indiziario e cautelare posto alla base della conferma della misura.
Nel provvedimento i giudici avevano fatto riferimento a una «spregiudicata familiarità corruttiva» e a un concreto rischio di reiterazione dei reati, valutato anche in relazione alla posizione istituzionale allora ricoperta da Zannini.
L’ex esponente politico di Mondragone si trova attualmente in Abruzzo, tra Castel di Sangro e Pescocostanzo, in conseguenza del divieto di dimora disposto all’inizio di marzo dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
La misura cautelare era stata emessa su richiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, guidata dal procuratore Pierpaolo Bruni. La richiesta, avanzata nell’agosto dello scorso anno, porta la firma dei sostituti procuratori Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino.
A Zannini vengono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione per l’esercizio della funzione, falsità materiale in concorso e truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche. Le accuse dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento.

