Firme false per la lista elettorale: 5 si salvano ma giudice conferma irregolarità

MARCIANISE. Nel processo relativo alla presentazione della lista “Orgoglio Marcianise”, che alle elezioni amministrative del 2016 sosteneva la candidatura a sindaco di Antonello Velardi (estraneo all’inchiesta), il giudice ha ritenuto accertate gravi irregolarità nella raccolta e nell’autenticazione delle firme necessarie per la presentazione della lista.

Le motivazioni della sentenza del giudice Giovanni Caparco chiariscono infatti che numerose sottoscrizioni risultate false non sarebbero mai state apposte davanti ai pubblici ufficiali incaricati dell’autenticazione. Circostanza che, secondo il magistrato, rendeva impossibile verificare personalmente l’identità dei firmatari e la genuinità delle firme.

Il procedimento ha coinvolto Lorenzo Ovalletto, i dipendenti comunali Assunta Foggia e Raffaele Tartaglione, oltre ai componenti della Sottocommissione elettorale Alberto Tartaglione e Pasquale Bellopede. Tutti hanno evitato la condanna definitiva esclusivamente perché il reato è stato dichiarato prescritto dopo la riqualificazione giuridica dell’accusa, passata dal falso ideologico commesso da pubblico ufficiale alla specifica fattispecie prevista dalla normativa elettorale.

Nonostante l’estinzione del reato, il giudice sottolinea che gli elementi emersi durante il dibattimento non consentono di affermare in modo evidente che i fatti non siano avvenuti o che gli imputati siano estranei alla vicenda. Al contrario, la ricostruzione contenuta nelle motivazioni evidenzia come le firme sarebbero state raccolte direttamente dai candidati e successivamente autenticate con attestazioni non corrispondenti alla realtà.

Un passaggio della sentenza riguarda anche la posizione di Lorenzo Ovalletto. Secondo il magistrato, appare più plausibile che fosse consapevole delle modalità con cui erano state raccolte le sottoscrizioni e del successivo procedimento di autenticazione, definito nelle motivazioni come inevitabilmente fondato su dichiarazioni non veritiere.

La vicenda giudiziaria si conclude quindi con la prescrizione, ma la sentenza lascia agli atti una ricostruzione che conferma le irregolarità nella presentazione della lista alle elezioni comunali del 2016.

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