
SANTA MARIA CAPUA VETERE. Una casa. Non un privilegio, non un trattamento speciale, ma semplicemente un’abitazione dignitosa dove poter vivere insieme alla figlia diciannovenne con disabilità. È l’appello lanciato da M. M., cittadino di circa cinquant’anni di Santa Maria Capua Vetere, che denuncia una situazione diventata ormai insostenibile: entro la fine di giugno dovrà lasciare l’immobile in cui vive e, nonostante settimane di ricerche, non è ancora riuscito a trovare una nuova sistemazione.
L’uomo racconta che la cessazione del contratto di locazione non sarebbe dovuta a morosità o ad altre problematiche riconducibili alla sua famiglia. «Ho sempre pagato regolarmente il fitto», spiega, sottolineando come la proprietaria abbia semplicemente deciso di interrompere il rapporto di locazione.
Da quel momento è iniziata una lunga ricerca tra annunci, contatti con privati e agenzie immobiliari. Tutti tentativi che, finora, si sono rivelati inutili. A rappresentare l’ostacolo principale sarebbe la mancanza di una busta paga o di un garante, requisiti ormai richiesti nella maggior parte dei contratti di affitto.
Il nucleo familiare vive grazie alla pensione di invalidità e alle misure di sostegno riconosciute per la condizione della figlia. Redditi regolari, tracciabili e continuativi che, però, nel mercato privato spesso non vengono ritenuti sufficienti a garantire un contratto di locazione.
«Non cerco una villa né una casa di lusso. Mi basta un’abitazione dignitosa e sicura dove poter vivere con mia figlia», racconta il padre. «Di nostra figlia ci occupiamo noi e non abbiamo bisogno di aiuti economici. Quello che ci serve è semplicemente una casa».
L’uomo riferisce di essersi rivolto anche alle istituzioni locali. Dal Comune gli sarebbe stato comunicato che non risultano alloggi comunali disponibili. Successivamente sarebbe stato indirizzato ai servizi sociali, dove gli sarebbe stata prospettata la possibilità di accedere a un contributo regionale per il sostegno all’affitto. Una misura che, tuttavia, secondo il cittadino non risolverebbe il problema principale: trovare un proprietario disposto a stipulare un contratto.
La figlia ha 19 anni, convive con una disabilità e non ha un’occupazione. Una condizione che rende ancora più delicata la situazione familiare e richiama i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e dall’articolo 3 della Costituzione italiana, che impongono di rimuovere gli ostacoli che limitano l’effettiva uguaglianza tra i cittadini.
Il caso evidenzia le difficoltà che molte famiglie incontrano nell’accesso al mercato degli affitti quando, pur disponendo di redditi certificati, non possono offrire le garanzie lavorative richieste. Merola afferma di aver cercato una soluzione attraverso le istituzioni prima di rendere pubblica la vicenda. Alla fine del mese lui e la figlia rischiano di rimanere senza un’abitazione.
La vicenda sarà oggetto di ulteriori approfondimenti, ascoltando anche la posizione dell’amministrazione comunale e degli uffici competenti, qualora intendano fornire la propria versione dei fatti.

