
Pignataro Maggiore. Prosegue davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Napoli il procedimento relativo alla presunta estorsione al gioielliere con attività tra Pignataro Maggiore e Vitulazio. Nel corso del rito abbreviato alcuni imputati hanno respinto ogni accusa, fornendo la propria versione dei fatti.
Tra loro Lorenzo Lubrano, 42 anni di Pignataro Maggiore, figlio del boss Raffaele Lubrano, ucciso in un agguato di camorra nel 2002. L’uomo ha dichiarato che il rapporto con il commerciante fosse di lunga amicizia e ha escluso qualsiasi intento intimidatorio.
«Siamo amici da sempre», ha spiegato davanti al gup Maria Gabriella Iagulli. Secondo il suo racconto, si sarebbe limitato ad avvisare il gioielliere delle voci relative a un presunto debito contratto dal padre della vittima con Giovanni Di Gaetano, invitandolo soltanto a verificare la situazione con i familiari. Lubrano ha inoltre sostenuto di non essere stato a conoscenza dell’effettiva esistenza del debito. A conferma del rapporto personale tra i due, la difesa ha evidenziato che, nel giorno dell’esecuzione del decreto di fermo del dicembre scorso, Lubrano stava cenando proprio con il gioielliere.
Anche gli altri imputati hanno negato qualsiasi coinvolgimento nelle presunte richieste estorsive. Michele Del Core ha dichiarato di essere intervenuto soltanto su richiesta di Di Gaetano, precisando di non aver mai ricoperto il ruolo di aggressore né di aver provocato lesioni alla vittima. Luigi Messuri ha affermato di non aver fornito alcun contributo ai fatti contestati, mentre Pasquale Veltre ha sostenuto che la visita al commerciante fosse avvenuta esclusivamente in un contesto amichevole.
La Direzione Distrettuale Antimafia, invece, sostiene che il gruppo avrebbe cercato di costringere il gioielliere a saldare un vecchio debito attribuito al padre della vittima, accumulando negli anni la consegna di denaro e preziosi per un valore stimato in circa 70 mila euro. Dopo il rifiuto di ulteriori richieste, il commerciante denunciò tutto ai carabinieri, facendo partire l’inchiesta che portò ai fermi e al sequestro di denaro e materiale ritenuto di interesse investigativo.
L’udienza riprenderà nei prossimi giorni con la requisitoria della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

