Addio al simbolo degli avvocati casertani: era il penalista più longevo d’Italia

SANTA MARIA CAPUA VETERE. Dicevi tribunale di Santa Maria Capua Vetere e non potevi non pensare a lui. Il Foro e l’intera comunità di Santa Maria Capua Vetere perdono oggi una delle personalità più rappresentative. È morto all’età di 103 anni l’avvocato Giuseppe Garofalo, decano del Foro sammaritano, fondatore della Camera Penale cittadina e punto di riferimento per generazioni di penalisti. I funerali saranno celebrati domani alle ore 10 nel Duomo di Santa Maria Capua Vetere.

Con la sua scomparsa non se ne va soltanto uno dei più anziani avvocati d’Italia. Se ne va un uomo che ha attraversato oltre un secolo di storia italiana, vivendo da protagonista alcune delle più importanti stagioni dell’avvocatura e della giustizia del Paese.

Nato nel 1923, “Don Peppino”, come tutti affettuosamente lo chiamavano, ha dedicato la propria vita allo studio del diritto e alla difesa dei cittadini. La sua carriera professionale ha superato i settant’anni di attività forense, diventando un esempio di rigore, competenza e passione civile. Negli anni è stato allievo, collaboratore e persino co-difensore del celebre giurista e penalista Alfredo De Marsico, una delle figure più importanti della cultura giuridica italiana del Novecento.

Il suo nome resterà per sempre legato alla nascita della Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere, fondata nel 1968, tra le prime in assoluto in Italia. Per lungo tempo ne è stato presidente, contribuendo a trasformarla in una delle realtà più prestigiose del panorama forense nazionale. Ancora oggi la stessa Camera Penale ne riconosce il ruolo storico di fondatore e guida morale.

Garofalo è stato protagonista di importanti vicende giudiziarie. Tra le più significative, la difesa come parte civile di Francesca Serio, madre del sindacalista Salvatore Carnevale, nel celebre processo contro la mafia che rappresentò una pagina fondamentale nella storia giudiziaria italiana.

Ma il suo contributo non si è limitato alle aule di tribunale. Studioso raffinato della storia del diritto, autore di numerosi libri e saggi, ha continuato a scrivere e a pubblicare anche dopo aver compiuto cento anni, dimostrando una straordinaria lucidità intellettuale e una passione inesauribile per la cultura giuridica. Ancora negli ultimi anni lavorava a nuove pubblicazioni, continuando a frequentare idealmente quel mondo del diritto che aveva accompagnato per tutta la vita.

Solo pochi mesi fa aveva ricevuto la visita del presidente della Camera Penale Alberto Martucci per il suo 103esimo compleanno. In quell’occasione aveva lanciato un ultimo appello alla comunità forense affinché non venisse dimenticata la grande tradizione giuridica di Santa Maria Capua Vetere, ricordando come appartenere a quel Tribunale fosse motivo di orgoglio e prestigio professionale.

Parole che oggi assumono il valore di un testamento morale.

La sua lunga esistenza è stata un ponte tra generazioni di avvocati. Un uomo che ha conosciuto la giustizia del dopoguerra, i grandi processi del Novecento, le trasformazioni della società e dell’avvocatura, senza mai smettere di credere nel valore della toga come strumento di tutela dei diritti e della dignità umana.

Con Giuseppe Garofalo si chiude un capitolo irripetibile della storia del Foro di Santa Maria Capua Vetere. Resta l’eredità di un maestro, di un galantuomo e di una figura che ha saputo incarnare, per oltre un secolo, i valori più autentici della professione forense.

Domani la città, il mondo dell’avvocatura e le istituzioni gli renderanno l’ultimo saluto. Ma il nome di Don Peppino Garofalo continuerà a vivere nelle aule di giustizia, nei libri che ha scritto e soprattutto nel ricordo delle tante generazioni di avvocati che hanno avuto il privilegio di ascoltarlo, studiarlo e seguirne l’esempio.

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