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Nome di spicco del clan torna libero dopo anni: riequilibri in atto

Casapesenna. Dopo un lungo periodo trascorso in carcere, Michele Fontana, 55 anni, conosciuto negli ambienti investigativi con il soprannome di “Puzzillo”, ha lasciato l’istituto penitenziario di Spoleto ed è tornato a Casapesenna, suo comune di origine. La scarcerazione dell’uomo riaccende l’attenzione su uno dei nomi storicamente legati alla fazione riconducibile a Michele Zagaria all’interno del clan dei Casalesi.

Fontana, omonimo e parente di altri esponenti della criminalità organizzata locale (su tutti o’ sceriff, suo onoimo9, è stato per anni considerato dagli investigatori un elemento di fiducia della struttura camorristica operante nell’Agro Aversano. Secondo le ricostruzioni emerse nel corso delle indagini che lo hanno coinvolto, avrebbe svolto un ruolo nelle attività estorsive riconducibili al gruppo criminale, partecipando alla gestione delle richieste di denaro rivolte a imprenditori e commercianti del territorio.

Le attività illecite contestate si basavano su un attento monitoraggio delle condizioni economiche delle vittime. Gli affiliati individuavano infatti possibili obiettivi analizzando investimenti, acquisti immobiliari, ampliamenti aziendali e altre operazioni finanziarie considerate indicatori della capacità economica delle persone da colpire. Una volta raccolte le informazioni, scattavano le pressioni finalizzate all’ottenimento di somme di denaro da destinare alla cassa del clan.

Il ritorno di Fontana a Casapesenna avviene in una fase particolarmente delicata per il territorio, dove negli ultimi mesi le forze dell’ordine e la magistratura hanno mantenuto alta l’attenzione sul fenomeno delle scarcerazioni di soggetti condannati nell’ambito delle storiche inchieste contro il clan dei Casalesi. Proprio questo tema è stato più volte evidenziato dagli osservatori antimafia, preoccupati per il possibile ritorno sul territorio di figure considerate vicine alle storiche articolazioni dell’organizzazione criminale.

Al momento non risultano provvedimenti restrittivi ulteriori nei confronti dell’uomo. Resta comunque alta l’attenzione delle autorità sul territorio dell’Agro Aversano, area che per decenni è stata considerata uno dei principali centri operativi del clan dei Casalesi.

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