
Sport. Il calcio italiano piange la scomparsa di Igor Protti, uno degli attaccanti più amati degli anni Novanta e Duemila. Nella notte è arrivata la notizia della sua morte dopo la lunga battaglia contro il tumore al colon che lui stesso aveva raccontato pubblicamente nei mesi scorsi.
Prima di andarsene, Protti ha voluto lasciare un messaggio che la famiglia ha deciso di condividere integralmente:
“Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato. Sperando che sia un arrivederci e non un addio.”
Nato a Rimini nel 1967, Protti costruì una carriera straordinaria partendo dalle categorie inferiori fino a diventare uno dei bomber più prolifici del calcio italiano. Il suo nome resta legato soprattutto al Bari, dove nel campionato 1995-96 conquistò il titolo di capocannoniere della Serie A con 24 reti, impresa resa ancora più incredibile dalla retrocessione della squadra pugliese.
Dopo quell’exploit arrivò il trasferimento alla Lazio, ma fu nella stagione 1997-98 che vestì la maglia del Napoli. In un’annata complicatissima per gli azzurri, culminata con la retrocessione in Serie B, Protti disputò 27 partite di campionato segnando 4 gol, chiudendo l’annata con 6 reti complessive tra Serie A e Coppa Italia.
Quella stagione resta nella memoria dei tifosi napoletani anche perché Protti fu tra gli ultimi calciatori a indossare la storica maglia numero 10 prima del ritiro definitivo in onore di Maradona.
Dopo Napoli arrivarono l’esperienza alla Reggiana e soprattutto il ritorno al Livorno, dove divenne una vera leggenda. Con i labronici conquistò promozioni, record e titoli di capocannoniere, diventando uno dei pochi giocatori nella storia a vincere la classifica marcatori in Serie A, Serie B e Serie C.
Oggi il calcio perde un bomber, ma soprattutto uno degli ultimi simboli di un calcio fatto di appartenenza, passione e amore per la maglia.

