Skip to main content

I progetti dei signori della droga: Gagliardi stava approntando piano per una maxi piantagione

San Felice a Cancello. Mentre il maxi processo sul traffico di droga nella Valle di Suessola si avvia verso la fase dibattimentale, dagli atti dell’inchiesta emergono alcuni dei dialoghi che la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli considera particolarmente significativi per ricostruire le attività contestate agli imputati.

Tra i 33 imputati una delle figure centrali è Luca Gagliardi, 51 anni, di San Felice a Cancello, chiamato a rispondere delle accuse formulate dalla Procura nell’ambito del procedimento approdato davanti alla Prima Sezione Collegio A del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Proprio le intercettazioni rappresentano uno dei pilastri dell’impianto accusatorio. Non a caso, nell’udienza celebrata ad inizio giugno il Tribunale ha conferito l’incarico ai periti per la trascrizione del vasto materiale captato nel corso delle indagini, concedendo 90 giorni per il deposito degli elaborati e rinviando il processo al 16 ottobre, quando saranno ascoltati i primi testimoni dell’accusa.

Gagliardi aveva una cimice nella sua Fiat Punto e tutti i suoi movimenti e le sue conversazioni sono state monitorate nei dettagli. Su di lui si potrebbe davvero scrivere un libro e forse anche qualcosa di più.

Tra questo materiale di grandi proporzioni c’è un fatto significativo anche se poi non andò in porto.

Il 12 gennaio 2020, in una conversazione, registrata all’interno dell’auto utilizzata da Gagliardi mentre si trova insieme alla moglie a sua volta indagata nel procedimento, emerge l’intenzione di mettere a segno un piano faraonico.

Il dialogo riguarda quello che gli investigatori descrivono come un progetto finalizzato alla realizzazione di una coltivazione di marijuana su un terreno agricolo individuato nei giorni precedenti a Forchia di Cervinbo. Già il 7 gennaio 2020, infatti, secondo i verbali dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, Gagliardi aveva effettuato un sopralluogo su un appezzamento ritenuto idoneo allo scopo.

Durante le conversazioni intercettate parla della necessità di organizzare il lavoro, di accordi con i proprietari del fondo e della quantità di piante da mettere a dimora. In un altro passaggio definisce il terreno visionato come un posto “ottimo”, mentre gli investigatori annotano riferimenti alla semina di menta e granoturco, colture che avrebbero potuto contribuire a mascherare la presenza della piantagione.

Le risate

È però il colloquio del 12 gennaio a fotografare, secondo l’accusa, il clima con cui il progetto veniva discusso. Gagliardi e la moglie parlano della disponibilità dei proprietari del terreno e ridono più volte durante la conversazione. Quando la donna osserva che qualcuno avrebbe dato il proprio consenso pensando che sul fondo dovessero essere coltivate soltanto menta e basilico, Gagliardi replica con una frase destinata a finire nei verbali: «Poi si ritrovano la piantagione». Le risate dei due proseguono anche nei passaggi successivi.

Nella stessa conversazione Gagliardi sottolinea l’importanza della riservatezza e invita a non parlare di determinati argomenti al telefono. In un altro momento afferma che sarebbe arrivato il momento di “mettere le piantine nei vasi”, circostanza che gli investigatori collocano nella fase preparatoria del presunto progetto di coltivazione. Saranno ora le trascrizioni integrali delle intercettazioni, insieme alle testimonianze e agli altri elementi raccolti nel corso dell’indagine, a entrare nel vivo del dibattimento che vede imputati 33 soggetti accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Un click e sei sempre informato! Iscriviti al nostro canale WhatsApp per ricevere le news più importanti. Premi qui ed entra!