
SANTA MARIA CAPUA VETERE/MARCIANISE/RECALE. “Hai problemi a Casale, quando ci possiamo vedere?”. È una delle frasi riportate negli atti della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e richiamate nel decreto di perquisizione che nelle scorse ore ha acceso i riflettori su una presunta vicenda estorsiva legata ad ambienti vicine criminalità organizzata.
Va precisato che le persone citate nel provvedimento risultano indicate nel decreto di perquisizione e, allo stato, non risultano destinatari di misure cautelari personali. Tutti sono a piede libero e le contestazioni dovranno essere vagliate eventualmente nelle sedi giudiziarie competenti, dopo il blitz odierno della squadra mobile che ha riguardato 12 persone tra Marcianise, Recale e Maddaloni.
Secondo quanto emerge dagli atti, il presunto destinatario delle richieste sarebbe stato un imprenditore del settore auto dopo un debito da 600mila euro. Gli investigatori ricostruiscono una serie di contatti, incontri e messaggi che avrebbero avuto l’obiettivo di esercitare una forte pressione psicologica sulla persona offesa.
Tra gli episodi riportati figura quello del 25 novembre 2025, quando Lorenzo Smeragliuolo e Marco Varletta si sarebbero recati nei pressi dell’abitazione dell’imprenditore a Santa Maria Capua Vetere. In quell’occasione, secondo la ricostruzione contenuta negli atti, attraverso il citofono gli sarebbe stato rivolto l’invito a scendere per parlare.
Ancora più esplicito sarebbe stato un contatto avvenuto nei giorni precedenti all’Immacolata del 2025. Secondo la Procura, in circostanze ancora da verificare, Pasquale Corvino avrebbe contattato la persona offesa per consentire a Pasquale Apicella di rivolgergli direttamente un messaggio ritenuto intimidatorio dagli inquirenti. Tra le frasi riportate compare proprio quella che dà il titolo alla vicenda: “Tieni un problema a Casale, quando ci possiamo vedere?”. Un riferimento che, secondo gli investigatori, sarebbe stato accompagnato da richiami a una controversia riguardante un’autovettura.
La pressione, stando alla ricostruzione accusatoria, sarebbe proseguita anche nei mesi successivi. Nell’aprile del 2026 Francesco Argenziano – secondo la ricostruzione ancora al vaglio dei magistrati, si sarebbe presentato presso la concessionaria dell’imprenditore intimandogli di recarsi a Recale per essere messo in contatto, tramite videochiamata, con una persona detenuta in carcere. Sempre secondo gli atti, l’uomo avrebbe poi contestato all’imprenditore di non aver risposto a precedenti convocazioni, utilizzando toni ritenuti minacciosi.
Nel decreto vengono inoltre richiamati presunti collegamenti con soggetti ritenuti vicini a contesti criminali. Gli investigatori ritengono che le richieste economiche avanzate all’imprenditore sarebbero state accompagnate proprio dal peso intimidatorio derivante da tali riferimenti.
La vicenda resta ora al vaglio della magistratura. Le persone citate negli atti potranno far valere le proprie ragioni nel corso del procedimento e ogni eventuale responsabilità dovrà essere accertata con sentenza definitiva.

