
MARCIANISE/MADDALONI/RECALE. Un presunto sequestro di persona aggravato dal metodo mafioso, accompagnato da richieste estorsive, minacce, aggressioni e rapina. È il quadro delineato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nell’ambito di un’inchiesta che vede coinvolte undici persone, al momento destinatarie unicamente di un decreto di perquisizione eseguito dalla Squadra Mobile di Caserta e quindi libere.
Le persone coinvolte dalle perquisizioni ed allo stato attuale libere se non detenute per altro (ed ovviamente innocenti fino a prova contraria) sono Marco Albertini, Pasquale Apicella, Francesco Argenziano, Cuono Domenico Buonavolontà, Pasquale Campolattano, Pasquale Corvino, Carmine Derrotti, Andrea Menditti, Fabrizio Menditti, Antonio Rosato e Lorenzo Smeragliuolo. Le perquisizioni sono scattate a Recale, Marcianise, Maddaloni, Casapulla e Napoli.
Secondo quanto emerge dagli atti, la persona offesa è l’imprenditore P.W.S., titolare di una società attiva nel settore della compravendita di auto e orologi di lusso.
L’indagine nasce da una serie di rapporti commerciali intercorsi negli anni tra la vittima e un broker operante nel settore delle auto di lusso. Gli investigatori ricostruiscono una vicenda complessa che avrebbe avuto origine da alcune operazioni commerciali finite al centro di contestazioni economiche e accuse reciproche.
Nel corso del tempo, secondo l’ipotesi accusatoria, le richieste avanzate nei confronti dell’imprenditore sarebbero diventate sempre più pressanti fino ad arrivare alla richiesta di una somma di circa 600mila euro, ritenuta dagli indagati un credito da recuperare.
L’aggressione choc
Il punto più grave della vicenda si sarebbe verificato il 12 maggio 2026. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, l’imprenditore sarebbe stato seguito e bloccato mentre si trovava a bordo della propria auto. Alcuni uomini lo avrebbero costretto a salire su un’altra vettura, immobilizzandolo e coprendogli il volto.
L’imprenditore sarebbe stato poi condotto nei pressi del cimitero di San Prisco, dove avrebbe subito minacce e aggressioni fisiche. Gli indagati, secondo l’accusa, avrebbero utilizzato schiaffi, pugni e intimidazioni per costringerlo a riconoscere il presunto debito e a corrispondere il denaro richiesto.
La Dda contesta inoltre l’aggravante del metodo mafioso. Negli atti si fa riferimento a presunti richiami a soggetti vicini alla criminalità organizzata casertana e, in particolare, ad ambienti riconducibili al clan Belforte. Gli investigatori ritengono che tali riferimenti sarebbero stati utilizzati per rafforzare il clima intimidatorio e piegare la volontà della vittima.
Oltre al sequestro di persona e all’estorsione aggravata, vengono contestati anche reati legati alla detenzione e al porto illegale di armi. Secondo la Procura, durante le fasi dell’azione sarebbero state utilizzate pistole e persino un’arma automatica.
La presunta spedizione punitiva si sarebbe conclusa anche con la sottrazione di beni di valore appartenenti all’imprenditore. Tra questi figurano un Rolex modello “GMT Master” del valore di circa 23mila euro, denaro contante, gioielli e altri effetti personali.
Per questo motivo la Procura ha disposto perquisizioni nelle abitazioni e nei luoghi nella disponibilità degli indagati, alla ricerca di telefoni cellulari, documentazione, armi, somme di denaro e degli oggetti ritenuti pertinenti ai reati contestati.
L’inchiesta è attualmente nella fase delle indagini preliminari. Le accuse formulate dalla Direzione Distrettuale Antimafia dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento e la posizione degli indagati resta da considerarsi al vaglio dell’autorità giudiziaria.

