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Giro di droga e armi clandestine, 4 rischiano l’arresto

 

PORTICO DI CASERTA/RECALE/MACERATA C./CASAPULLA. Un’indagine che intreccia la presenza di armi clandestine e un presunto giro di sostanze stupefacenti tra diversi comuni del Casertano è approdata alla fase degli interrogatori preventivi. La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha infatti chiesto l’applicazione di misure cautelari nei confronti di quattro persone residenti tra Portico di Caserta, Recale e Casapulla.

 

Al centro dell’inchiesta vi sono due revolver originariamente prodotti come armi a salve che, secondo gli accertamenti investigativi, sarebbero stati modificati per poter esplodere colpi veri. Le armi sarebbero state rinvenute all’interno di un fondo agricolo situato nel territorio di Macerata Campania, in via Avellino. Gli inquirenti ritengono che le alterazioni abbiano riguardato componenti fondamentali come la canna e il tamburo, trasformando di fatto le pistole in armi perfettamente funzionanti.

 

La richiesta della Procura riguarda Francesco Argenziano, 69 anni, di Portico di Caserta, Emilia Maddalena Giaquinto, 35 anni, domiciliata a Casapulla, Bartolomeo Rossi, 64 anni, di Recale, e Francesco Iodice, 56 anni, anch’egli residente a Portico di Caserta. Il giudice per le indagini preliminari Orazio Rossi ha fissato gli interrogatori preventivi, passaggio introdotto dalla riforma della giustizia prima di un’eventuale decisione sulle misure cautelari richieste dal pubblico ministero Yolanda Gaudino.

 

Oltre al filone relativo alle armi, gli investigatori contestano una serie di episodi legati al traffico di stupefacenti. Secondo la ricostruzione accusatoria, tra il 2021 e il 2023 sarebbero avvenute diverse cessioni di hashish e cocaina tra Macerata Campania, Casapulla e Santa Maria Capua Vetere. Le trattative con gli acquirenti, stando agli atti, sarebbero state gestite anche attraverso messaggi scambiati tramite WhatsApp.

 

L’inchiesta descrive presunte vendite di hashish a 10 euro a dose e di cocaina a prezzi compresi tra 20 e 30 euro. Gli investigatori ritengono che Argenziano curasse i contatti con gli acquirenti, mentre in alcune circostanze sarebbe stata Giaquinto a effettuare materialmente le consegne della droga. Durante le attività investigative sarebbero inoltre state trovate, nell’abitazione della donna, dosi già suddivise e materiale considerato utile per il confezionamento degli stupefacenti.

 

Ad Argenziano viene inoltre contestata la detenzione di una confezione contenente 40 cartucce calibro 38 Special marca Fiocchi, che secondo l’accusa non sarebbero state denunciate alle autorità competenti. Per alcuni episodi, infine, viene contestata l’aggravante di essere stati commessi durante un periodo in cui l’indagato si trovava sottoposto a una misura alternativa alla detenzione.

 

L’inchiesta è ancora nella fase preliminare. Gli indagati avranno ora la possibilità di chiarire la propria posizione davanti al gip. Come previsto dalla legge, tutti devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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