
CASTELLAMMARE DI STABIA – Non è soltanto il giorno dell’ultimo saluto a don Paolo Cecere. È una giornata destinata a entrare nella storia religiosa di Castellammare di Stabia. Migliaia di persone stanno raggiungendo la chiesa di Sant’Antonio di Padova, nel quartiere Tavernola, per rendere omaggio a uno dei sacerdoti più amati e autorevoli della Campania, scomparso domenica mattina all’età di 93 anni dopo quasi settant’anni di sacerdozio.
Don Paolo Cecere era zio di secondo grado del direttore della nostra testata giornalistica Edizione Caserta, Luigi Criscuolo, cugino di sua madre cresciuta proprio nella famiglia Cecere.
I funerali sono in corso nella chiesa che lui stesso volle e contribuì a costruire, trasformandola nel corso dei decenni in un centro di fede, aggregazione e solidarietà per migliaia di famiglie. Una folla composta e silenziosa continua ad affollare l’interno e gli spazi esterni della parrocchia, dove è stato allestito un maxischermo per consentire a tutti di seguire la celebrazione.
Sin dalle prime ore della mattina si è registrato un continuo pellegrinaggio di fedeli. La camera ardente, allestita nella sala San Pio da Pietrelcina, è stata meta di centinaia di persone giunte per una preghiera, un saluto, un ultimo gesto di affetto verso il sacerdote che per generazioni ha rappresentato una guida spirituale, un confessore e un punto di riferimento umano.
Poco prima della celebrazione, il parroco don Catello Malafronte ha guidato un momento di preghiera davanti alla salma. Successivamente il feretro è stato trasferito ai piedi dell’altare, dove oltre quaranta sacerdoti stanno concelebrando la funzione insieme all’arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia, monsignor Francesco Alfano, e a numerose autorità ecclesiastiche provenienti da diverse diocesi.
Una vita consacrata alla fede
Don Paolo Cecere apparteneva a quella generazione di sacerdoti che hanno attraversato alcune delle stagioni più importanti della Chiesa contemporanea. Ordinato negli anni Cinquanta, ha vissuto il Concilio Vaticano II, i profondi cambiamenti della società italiana e le grandi trasformazioni pastorali che hanno interessato il mondo cattolico negli ultimi decenni.
La sua missione sacerdotale si è sviluppata soprattutto a Tavernola, dove non si è limitato a guidare una parrocchia, ma ha contribuito a costruire una vera comunità. Ha accompagnato migliaia di persone nei momenti più importanti della loro esistenza, celebrando battesimi, matrimoni e funerali di intere generazioni di famiglie stabiesi.
Per molti era semplicemente “don Paolo”. Per altri era un padre spirituale, un consigliere, un educatore capace di ascoltare e orientare. Per tutti rappresentava una presenza costante, discreta e rassicurante.
Il legame speciale con Padre Pio
La notorietà di don Paolo andava ben oltre i confini della diocesi stabiese. Per decenni è stato considerato uno dei più autorevoli testimoni dell’eredità spirituale di Padre Pio da Pietrelcina.
Il sacerdote aveva conosciuto personalmente il santo frate cappuccino e nel corso della sua vita aveva custodito e raccontato quella straordinaria esperienza di fede, diventando un punto di riferimento per migliaia di devoti.
Non sorprende quindi che la sua scomparsa abbia suscitato profonda commozione anche a San Giovanni Rotondo. I Frati Minori Cappuccini hanno diffuso ufficialmente la notizia della sua morte e Padre Pio TV sta trasmettendo in diretta le esequie, segno del profondo legame che univa don Paolo alla comunità religiosa del Gargano.
Una figura che ha segnato la Chiesa campana
La storia di don Paolo Cecere coincide con una parte importante della storia religiosa della Campania. La sua lunga esperienza pastorale, la sua vicinanza ai fedeli e la sua capacità di parlare a generazioni diverse ne hanno fatto una delle figure sacerdotali più conosciute e rispettate del territorio.
In un’epoca caratterizzata da profondi cambiamenti sociali, don Paolo è rimasto fedele a uno stile pastorale semplice e diretto, fondato sulla preghiera, sull’ascolto e sulla presenza quotidiana tra la gente.
Per questo motivo la sua morte non rappresenta soltanto una perdita per la comunità di Sant’Antonio o per Castellammare di Stabia, ma per una vasta rete di fedeli che in lui hanno riconosciuto un esempio autentico di vita sacerdotale.
L’abbraccio della sua gente
Mentre la celebrazione prosegue, continua ad arrivare gente da ogni parte della Campania. Molti attendono ancora all’esterno della chiesa, altri seguono la funzione attraverso gli schermi predisposti dalla parrocchia o tramite la diretta televisiva.
L’impressione è quella di assistere all’addio a una figura che ha saputo attraversare il tempo lasciando un segno profondo nelle coscienze e nella vita di migliaia di persone.
Don Paolo Cecere lascia una comunità viva, una chiesa che porta il segno del suo ministero e una testimonianza di fede che continuerà a parlare anche alle future generazioni. Per Castellammare di Stabia e per la Chiesa campana si chiude oggi una pagina importante della propria storia, scritta da un sacerdote che ha scelto di dedicare tutta la sua esistenza a Dio e agli uomini.

