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Consumatore sotto torchio: “Ecco dove andavo a prendere la droga”

San Felice a Cancello. Maxi inchiesta sullo spaccio settimana prossima si entrerà nel vivo del dibattimento a Santa Maria Capua Vetere.

Nel marzo del 2020, negli uffici dell’Arma dei Carabinieri, viene raccolta una sommaria informazione testimoniale da parte di un uomo di 28 anni residente a Santa Maria a Vico L’audizione si svolge in un contesto investigativo volto a ricostruire il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti in alcuni comuni della provincia. Fin dalle prime domande, gli investigatori cercano di comprendere le abitudini del dichiarante, i suoi contatti e le modalità attraverso cui sarebbe entrato in contatto con il mercato della droga locale.

L’uomo riferisce di aver fatto uso di hashish e, più raramente, di marijuana. Precisa che il consumo sarebbe stato occasionale e che avrebbe smesso diversi mesi prima della deposizione. Le sue dichiarazioni si concentrano soprattutto sulle modalità di acquisto delle sostanze e sulle persone alle quali si sarebbe rivolto nel corso del tempo.

Secondo il suo racconto, per un lungo periodo si sarebbe rifornito da un soggetto residente nell’area di San Felice a Cancello di nome Davide lo stagnaro. Si tratta di Davide Migliore.

 Racconta che gli incontri avvenivano generalmente dopo contatti telefonici. Quando aveva intenzione di acquistare hashish, inviava un messaggio o effettuava una chiamata per concordare luogo e orario dell’incontro. Le conversazioni sarebbero state brevi e finalizzate esclusivamente all’acquisto della sostanza.

Il dichiarante descrive un sistema semplice e consolidato. Una volta ricevuta conferma, si recava nel luogo stabilito e acquistava una piccola quantità di hashish. Il prezzo indicato nel verbale sarebbe stato pressoché sempre lo stesso, circa dieci euro. Gli incontri, stando alle sue parole, si sarebbero svolti prevalentemente nelle zone considerate punti di riferimento dello spaccio locale.

Tra i luoghi menzionati vi sono le piazze e le aree pubbliche frequentate da giovani e residenti. Il testimone parla di incontri avvenuti nei pressi del mercato cittadino e di altre occasioni in cui si sarebbe recato direttamente presso l’abitazione del presunto fornitore. In tali circostanze, spiega, utilizzava l’automobile del padre per raggiungere il luogo dell’appuntamento.

Le dichiarazioni contenute nel verbale delineano una routine che, secondo il narratore, si sarebbe ripetuta più volte nel corso degli anni. Non vengono descritti episodi particolarmente complessi o organizzati, ma una serie di acquisti di modesta entità effettuati con una certa regolarità. L’acquirente riferisce infatti di aver sempre acquistato quantità ridotte destinate al consumo personale.

A un certo punto dell’audizione, gli investigatori chiedono cosa sia accaduto dopo l’arresto del primo fornitore citato. L’uomo risponde di aver eliminato il numero telefonico dalla rubrica e di aver interrotto ogni contatto. Successivamente, sostiene di essersi rivolto ad altre persone operanti nello stesso territorio.

Nel verbale vengono descritti due fratelli gemelli, conosciuti nel contesto locale attraverso un soprannome. L’acquirente racconta di aver iniziato a contattarli quando non riusciva più a reperire la sostanza tramite il precedente canale. Anche in questo caso, secondo la sua versione, il meccanismo sarebbe stato molto simile: telefonate, appuntamenti rapidi e consegna della sostanza dietro pagamento di circa dieci euro. Si tratta dei fratelli Villanova

Il racconto prosegue con la descrizione delle modalità di incontro. Talvolta, spiega il dichiarante, erano i fornitori a indicare il punto in cui incontrarsi; in altre occasioni era lui stesso a raggiungerli presso le loro abitazioni. Le zone indicate si trovano tutte nello stesso comprensorio territoriale e vengono descritte come luoghi ben conosciuti da chi frequentava quell’ambiente.

L’uomo riferisce inoltre che, oltre all’hashish, in alcune circostanze avrebbe acquistato anche marijuana. Anche in questo caso si tratterebbe di piccole quantità e di episodi sporadici. Le modalità di contatto e di pagamento, secondo quanto verbalizzato, non sarebbero state diverse da quelle già descritte.

Nella parte finale della deposizione emerge il riferimento a un ulteriore soggetto. Il dichiarante afferma di essersi recato direttamente presso la sua abitazione senza utilizzare il telefono per fissare appuntamenti. Descrive un’abitazione situata in una zona ben precisa del comune (Miez o tredici) e racconta che gli acquisti avvenivano direttamente sul posto. Si tratta di un cugino dei Villanova, di nome Luca.

Un elemento particolarmente significativo del verbale riguarda il riconoscimento fotografico. Gli investigatori mostrano all’uomo un album contenente numerose fotografie. Gli viene chiesto di osservare attentamente le immagini e di indicare eventuali persone conosciute. Il dichiarante dichiara di riconoscere alcuni soggetti e di associarli alle vicende raccontate nel corso dell’audizione. E qui che viene fuori che si tratta del solito indomito Luca Gagliardi, oggi 50enne.

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