
CASERTA. Un sistema costruito su documenti apparentemente regolari, formulari compilati in modo da superare i controlli e rifiuti che, invece di arrivare negli impianti autorizzati, finivano in terreni agricoli, piazzali industriali e capannoni abbandonati. È questo il quadro delineato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari nell’ambito dell’inchiesta “Erebus”, che coinvolge diverse province del Sud Italia, compresa quella di Caserta.
Secondo l’impostazione accusatoria, il traffico illecito avrebbe consentito agli indagati di aggirare i costi legati allo smaltimento regolare dei rifiuti, generando un vantaggio economico superiore ai due milioni e duecentomila euro. Gli investigatori parlano di migliaia di tonnellate movimentate attraverso una rete organizzata con compiti ben distinti tra trasportatori, intermediari e soggetti incaricati della gestione documentale.
Il Tribunale di Bari ha disposto gli arresti domiciliari per Ilario Vernieri, 54 anni, di Salerno; Giacomo Campese, 63 anni, di Cerignola; Mauro Campese, 42 anni, di Cerignola; Francesco Pio Losurdo, 45 anni, di Cerignola; Cosimo Roma, 48 anni, di Brindisi; Daniele Mastrullo, 43 anni, di Foggia.
Per sette persone è stato invece disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Si tratta di Lucia Calvio, amministratrice unica della “Calvio Trasporti s.r.l.s.” e moglie di Mauro Campese; Giuseppe Calvio, ritenuto vedetta nelle operazioni notturne; Matteo Antoniciello; Matteo Carosiello; Domenico Di Corcia; Biagio Campiglia e Luca D’Ambrosio.
Il giudice ha inoltre applicato il divieto di esercizio dell’attività imprenditoriale per un anno nei confronti di Stefano Falzarano, amministratore unico della “Ambiente & Metalli s.r.l.”; Aurelio Proia, amministratore unico della “MP Recuperi S.r.l.s.”; Roberto Antonio Stanziano, amministratore unico della “Waste Services S.r.l.”; Domenico Memoli, amministratore unico della “Memoli Domenico s.r.l.”; Gino Lori, gestore della “San. Eco. Recuperi s.r.l.”; Giovanni De Simone, di Sant’Anastasia.
Nel registro degli indagati figurano anche Giovanni Moccia, Stefano Cavanna, Ilaria Valletta, Adriana Ioana Magliocca, Antonella Lori, Manuela Milano, Pasquale De Simone, Giovanni Caliendo, Giorgio Lori, Antonietta Napoli e Gianpiero Veneruso. Per tutti resta valida la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Le indagini, coordinate dalla Dda di Bari, sono nate dagli accertamenti del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri e della polizia locale di Cerignola. Attraverso pedinamenti, intercettazioni e sistemi gps installati sui mezzi, gli investigatori avrebbero ricostruito decine di viaggi sospetti, documentando la differenza tra i siti indicati nei formulari e quelli realmente raggiunti dai camion.
Secondo gli inquirenti, il cuore del sistema era proprio la possibilità di esibire documentazione formalmente corretta mentre i rifiuti seguivano un percorso parallelo e illecito. Tra i siti di scarico abusivi individuati figurano aree nelle province di Foggia, Barletta-Andria-Trani, Latina e Frosinone, oltre ad alcuni collegamenti con aziende operanti in Campania.

