
NAZIONALE – Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha pianificato un forte incremento delle procedure esecutive sui conti correnti bancari, con l’obiettivo di avviare tra i 100.000 e i 120.000 procedimenti entro la fine dell’anno. La strategia non colpisce indistintamente tutti i contribuenti: nel mirino ci sono i cosiddetti “grandi debitori”, ovvero società, professionisti e privati con posizioni debitorie particolarmente pesanti. Sul piano geografico, circa il 50% dei provvedimenti si concentrerà in Lombardia, Lazio e Campania.
Il pignoramento del conto corrente è lo strumento più temuto della riscossione forzata, perché è in grado di azzerare la liquidità disponibile in tempi molto brevi. Il meccanismo scatta quando l’Agenzia delle Entrate-Riscossione notifica ufficialmente la procedura alla banca del debitore. Da quel momento, l’istituto di credito è obbligato a vincolare le somme depositate fino alla concorrenza del debito richiesto. Non è necessaria l’autorizzazione di un giudice: il ruolo esattoriale vale già come titolo esecutivo.
Una volta bloccato il conto – salvaguardando sempre i minimi vitali previsti per legge – inizia una finestra di 60 giorni. Se il contribuente non interviene entro questo termine, le somme vengono trasferite definitivamente nelle casse dello Stato.
Esistono solo due strade per sbloccare la situazione prima del trasferimento definitivo. La prima è il saldo immediato dell’intero debito, che estingue istantaneamente la procedura e restituisce piena disponibilità del conto. La seconda è la richiesta di rateizzazione, che congela l’azione esecutiva permettendo di pagare a rate.
Qui però entra in gioco una distinzione importante. Per i debiti inferiori a 120.000 euro la rateizzazione viene concessa quasi automaticamente, senza dover documentare le proprie difficoltà economiche. Per i debiti che superano questa soglia, invece, il contribuente deve presentare all’Agenzia delle Entrate-Riscossione una documentazione patrimoniale ed economica dettagliata, che dimostri oggettivamente l’impossibilità di saldare in un’unica soluzione. Solo dopo una verifica approfondita il Fisco deciderà se concedere o meno il piano di ammortamento.

