Skip to main content

Giro a luci rosse, prostituta svela tutto: “Si guadagna anche 700 euro al giorno”

CASTEL VOLTURNO. Un giro d’affari da migliaia di euro al mese, presunte intimidazioni tra prostitute transgender e un sistema che, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, avrebbe monopolizzato parte del mercato della prostituzione sulla fascia costiera di Castel Volturno. Sono i dettagli emersi durante una nuova udienza del processo a carico di undici imputati accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione.

Davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Marcella Suma, ha testimoniato Priscilla, transgender brasiliana che da anni vive tra Napoli e il litorale domizio. Le sue parole hanno acceso nuovamente i riflettori su un’indagine che gli investigatori della Squadra Mobile di Caserta definiscono “transnazionale”, con collegamenti diretti tra il Brasile e la Campania.

La teste ha raccontato di essere arrivata in Italia nel 2018 e di aver trovato un contesto in cui, secondo il suo racconto, “i soldi giravano”. Numeri pesanti quelli riferiti in aula: guadagni quotidiani tra i 500 e i 700 euro e introiti mensili che potevano raggiungere circa 5mila euro netti. Cifre che, secondo gli inquirenti, spiegano anche il forte controllo esercitato sulle postazioni di prostituzione lungo la Domiziana e nell’area di Lago Patria.

La donna ha riferito di aver pagato fino a 300 euro a settimana per poter lavorare in strada e ha descritto un clima di tensione e minacce, anche per semplici spostamenti di pochi metri lungo il territorio controllato dalle varie fazioni. “Mi minacciarono perché mi ero spostata di circa 500 metri”, ha dichiarato in aula.

Ancora più delicato il passaggio relativo alle presunte intimidazioni ricevute dopo l’avvio del processo. Priscilla ha raccontato che alcune persone erano venute a sapere della sua posizione di testimone e avrebbero tentato di dissuaderla dal parlare davanti ai giudici.

Secondo la Dda di Napoli, l’organizzazione avrebbe reclutato transgender direttamente in Brasile, sostenendo i costi del viaggio e dell’espatrio per poi imporre alle vittime condizioni di sfruttamento attraverso violenze, minacce e perfino riti di magia nera. Un sistema che avrebbe avuto ramificazioni tra San Paolo, Milano, Napoli e Castel Volturno, con ruoli ben definiti per ogni fase del trasferimento e della gestione delle vittime.

Il processo riprenderà a giugno con l’ascolto degli ultimi testimoni delle difese.

Un click e sei sempre informato! Iscriviti al nostro canale WhatsApp per ricevere le news più importanti. Premi qui ed entra!