
CASAL DI PRINCIPE. Arrivano le condanne nel procedimento giudiziario legato alla gestione illecita di terreni riconducibili alla famiglia Schiavone, storico nucleo del clan dei Casalesi. Il gup del tribunale di Napoli, Federica De Bellis, ha emesso pesanti pene nei confronti degli imputati coinvolti nell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia.
La condanna più severa è stata inflitta a Ivanhoe Schiavone, figlio del boss Francesco Schiavone detto “Sandokan”, che dovrà scontare 7 anni e 4 mesi di reclusione. Pena di 6 anni e 2 mesi invece per Antonio Schiavone, fratello dell’ex capoclan. Secondo gli investigatori, i due avrebbero avuto un ruolo centrale nella gestione di un articolato sistema finalizzato al controllo di terreni e beni attraverso intestazioni fittizie e operazioni ritenute funzionali agli interessi economici della cosca.
Il giudice ha pronunciato condanne anche per gli altri imputati coinvolti nel procedimento. Amedeo De Angelis è stato condannato a 4 anni e 5 mesi di carcere, mentre Francesco Paolella ha ricevuto una pena di 2 anni e 11 mesi. Emilio Graziano, infine, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione, ma per lui il tribunale ha disposto la sostituzione della detenzione in carcere con gli arresti domiciliari.
L’inchiesta rappresenta uno dei nuovi filoni investigativi sui patrimoni riconducibili ai Casalesi e sulle presunte attività economiche utilizzate per mantenere il controllo sul territorio. Gli accertamenti degli inquirenti si erano concentrati soprattutto su alcune operazioni relative a terreni agricoli e rapporti con prestanome, ritenuti strumenti utili per schermare beni e capitali riconducibili alla famiglia del boss.
La sentenza di primo grado arriva al termine di un lungo percorso investigativo che negli ultimi mesi aveva già portato all’emissione di misure cautelari e sequestri patrimoniali.

