
CASAPESENNA. Il bunker utilizzato durante la latitanza dal boss dei Casalesi Michele Zagaria torna al centro delle cronache giudiziarie dopo la decisione della Corte di Cassazione che ha annullato senza rinvio le condanne per furto aggravato di energia elettrica nei confronti dello stesso Zagaria, di Vincenzo Inquieto e della moglie Rosaria Massa.
La vicenda riguardava il rifugio sotterraneo scoperto nel dicembre 2011 a Casapesenna, realizzato sotto l’abitazione della coppia in via Mascagni. Secondo l’accusa, il bunker sarebbe stato alimentato attraverso un collegamento abusivo alla rete elettrica pubblica, con un danno economico stimato in oltre 36mila euro.
In primo grado, al termine del rito abbreviato, il gup del tribunale di Napoli aveva condannato i tre imputati. Successivamente la Corte d’Appello di Napoli, nel gennaio scorso, aveva rideterminato le pene riconoscendo il vincolo della continuazione con altri procedimenti.
Contro quella decisione i legali degli imputati avevano presentato ricorso in Cassazione, contestando soprattutto la procedibilità del reato e l’applicazione dell’aggravante relativa ai beni destinati a pubblico servizio.
La Suprema Corte ha accolto le eccezioni difensive, ritenendo illegittimo il riconoscimento dell’aggravante inserita in Appello. Secondo i giudici, quella circostanza non poteva essere applicata perché non era stata riconosciuta nel giudizio di primo grado.
Venendo meno l’aggravante, il reato non risultava più procedibile d’ufficio e sarebbe stata necessaria una querela formale, mai presentata. Per questo motivo la Cassazione ha disposto l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, chiudendo definitivamente il procedimento.
La decisione mette così la parola fine a uno dei filoni giudiziari legati al celebre bunker della latitanza di Michele Zagaria, considerato per anni uno dei simboli del potere del clan dei Casalesi.

