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Corpo bruciato nel bagagliaio dal clan, cancellata l’ordinanza per 3

 

TRENTOLA DUCENTA. A distanza di oltre vent’anni dall’omicidio di Matteo Tesorello, arriva una svolta giudiziaria nell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha infatti annullato la misura cautelare in carcere emessa nei confronti di Raffaele Simonelli, Placido Tonziello e Armando Di Puoti, ritenuti dagli investigatori coinvolti nel delitto del 35enne di Frignano.
Tesorello, titolare di una concessionaria d’auto e già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati alla ricettazione, venne trovato senza vita il 17 aprile 2004.

Il suo corpo fu scoperto carbonizzato nel bagagliaio di una Lancia Y10 incendiata nelle campagne di Villa di Briano, in località San Francesco.
La Dodicesima Sezione del Riesame ha accolto i ricorsi presentati dai difensori degli indagati, gli avvocati Alfonso Quarto, Maria Grazia Padula e Umberto Costanzo, cancellando così il provvedimento cautelare firmato dal gip del Tribunale di Napoli.

Secondo la ricostruzione della Dda, il delitto sarebbe maturato nell’ambiente del clan dei Casalesi, fazione Bidognetti. Gli inquirenti ritengono che l’ordine di uccidere Tesorello sarebbe partito da Raffaele Bidognetti, conosciuto come “‘o Puff”, figlio del boss Francesco Bidognetti “Cicciotto ‘e Mezzanotte”, oggi collaboratore di giustizia.

Ai tre indagati erano contestati i reati di concorso in omicidio aggravato dal metodo mafioso, porto illegale di arma e favoreggiamento del clan. L’assassinio si inserirebbe nella lunga stagione di sangue che ha segnato il territorio casertano negli anni di massima espansione dei Casalesi.
Gli investigatori hanno inoltre collegato il caso a un precedente agguato avvenuto nel 1998, quando il vero obiettivo sarebbe stato proprio Tesorello. In quell’occasione, però, venne colpito per errore Giovanni Borrata, morto dopo giorni di agonia in ospedale.

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