
CASAL DI PRINCIPE. Il settore dei rifiuti continua a rappresentare uno dei principali canali di interesse economico per il clan dei Casalesi. Nonostante anni di indagini, arresti e sequestri, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli il sistema avrebbe continuato a operare attraverso società e figure imprenditoriali legate alla cosca Bidognetti. L’ultima inchiesta della Dda ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di undici persone.
Al centro delle indagini dei carabinieri c’è Stanislao Corvino, 38 anni di Castel Volturno, accusato di associazione mafiosa. Per gli inquirenti avrebbe costruito il proprio ingresso nel comparto dell’igiene urbana grazie a un accordo con il clan Bidognetti. Secondo la ricostruzione investigativa, dopo episodi estorsivi contestati nel 2011, dal 2013 avrebbe concentrato i propri interessi nel business dei rifiuti, costituendo nel 2014 la società New Ecology srl.
L’accusa sostiene che Corvino avrebbe mantenuto rapporti con esponenti della cosca, in particolare con Nicola Sergio Kader, ottenendo appoggi per inserirsi nel mercato della raccolta rifiuti sul litorale domizio e nei lidi balneari. Gli investigatori ritengono inoltre che il clan avrebbe favorito anche l’ingresso della società nella gestione dei rifiuti provenienti dai lavori di ampliamento della clinica Pineta Grande di Castel Volturno.
Nell’inchiesta compare anche Vincenzo D’Angelo, detto “Biscottino”, ritenuto elemento di vertice del gruppo Bidognetti fino al 2022. Secondo l’Antimafia avrebbe investito 25mila euro in contanti nella società. Tra gli indagati figura inoltre Francesco Corvino, amministratore formale della New Ecology, accusato di aver reimpiegato capitali di origine illecita.
Coinvolti anche Mario Camasso e Danilo D’Angelo, commercialista ed ex consigliere comunale di Casagiove, accusati di aver predisposto un sistema di false fatturazioni per creare liquidità destinata agli utili del clan.
L’inchiesta riguarda inoltre Giuseppe Pratillo, Antonio Baiano, Melazim Dauti, Ciro Annunziata, Gennaro Ruggiero e Francesco Iaiunese, accusati a vario titolo di gestione illecita di rifiuti.
La giudice Chiara Bardi del Tribunale di Napoli ha respinto la richiesta di misure cautelari avanzata dalla Dda, disponendo però il sequestro preventivo della New Ecology e beni fino a 1,6 milioni di euro. Gli indagati restano presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

