
Caserta. L’ex sindaco Carlo Marino, insieme all’ex vicesindaco Emiliano Casale e all’ex assessore Massimiliano Marzo, ha presentato reclamo alla Corte d’Appello di Napoli contro il decreto emesso lo scorso 14 aprile dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che ha disposto per tutti e tre l’incandidabilità per due tornate elettorali.
Gli ex amministratori, assistiti da un collegio difensivo composto dagli avvocati Aristide Police, Lorenzo Lentini, Vincenzo D’Agostino, Nicola Bovienzo, Tommaso Santoro e Gennaro Iannotti, hanno depositato gli atti tra mercoledì e ieri, ultimo giorno utile per l’impugnazione.
Nel ricorso, Carlo Marino ha ribadito le posizioni già espresse anche nell’appello presentato al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Lazio relativa allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Un passaggio ritenuto consequenziale dalla difesa, nonostante l’ex primo cittadino abbia più volte dichiarato di non avere intenzione di proseguire l’attività politica.
Diversi i punti contestati nel provvedimento del Tribunale. In particolare, i legali evidenziano la presunta violazione del principio dell’“ora per allora”, sostenendo che i giudici avrebbero fondato la decisione anche su atti successivi allo scioglimento – come note di Questura e Carabinieri risalenti al 2025 – e dunque estranei al contesto temporale oggetto di valutazione.
Nel reclamo viene inoltre contestata l’erronea affermazione circa un rinvio a giudizio che, secondo la difesa, non sarebbe mai stato disposto. Allo stesso tempo, si sottolinea come siano state ignorate sentenze definitive che attesterebbero la disgregazione del clan Belforte, elemento ritenuto rilevante ai fini della valutazione complessiva del contesto.
Infine, gli avvocati escludono la sussistenza di una “mala gestio” sistemica e di una responsabilità qualificata in capo al sindaco. Secondo la tesi difensiva, il Tribunale avrebbe dichiarato l’incandidabilità basandosi esclusivamente sul ruolo apicale ricoperto da Marino, senza dimostrare in modo concreto l’esistenza di condotte gravemente colpose o irregolarità tali da giustificare il provvedimento.

