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Ucciso fuori alla sala scommesse dopo testata, giallo sugli apprezzamenti alla figlia

 

CELLOLE. Si è tornati in aula per il processo sull’uccisione di Roberto Fusciello, falegname di 46 anni, morto dopo una testata al volto al culmine di una lite avvenuta nel gennaio 2024 a Cellole. Davanti alla Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere ha testimoniato la figlia dell’imputato, Gianluca Sangiorgio, ricostruendo la dinamica che, secondo la sua versione, avrebbe portato all’aggressione.

La giovane ha riferito di presunti comportamenti molesti da parte della vittima, sostenendo che anche quel giorno sarebbero stati rivolti apprezzamenti nei suoi confronti. Da lì, la reazione del padre e il successivo scontro, degenerato tra insulti e contatti fisici. La ragazza ha raccontato che, durante la colluttazione, Fusciello avrebbe afferrato l’imputato per la felpa, momento in cui sarebbe partita la testata risultata poi fatale.

Dopo la deposizione, in aula sono stati proiettati i filmati delle telecamere di sorveglianza interne ed esterne alla sala scommesse. Le immagini, però, non confermerebbero il racconto della teste: secondo quanto emerso, la vittima non avrebbe avuto interazioni evidenti con la ragazza né con Sangiorgio prima dello scontro. Le incongruenze sono state evidenziate dal pubblico ministero durante l’esame.

Sentita anche l’ex compagna dell’imputato, presente al momento dei fatti, che ha parlato di una situazione degenerata rapidamente tra insulti e tensione, in un contesto in cui tutti i presenti avevano bevuto. Anche la sua versione, tuttavia, presenta differenze rispetto a quella della figlia.

Nel corso dell’udienza Sangiorgio ha rilasciato dichiarazioni spontanee, esprimendo rammarico per quanto accaduto. L’uomo è imputato per omicidio volontario aggravato. Il procedimento proseguirà nelle prossime settimane con le richieste della pubblica accusa e le arringhe difensive.

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