
SAN CIPRIANO D’AVERSA. Nuovo passaggio in Cassazione per gli affari legati al gruppo Iovine, con decisioni che ridisegnano in parte il quadro giudiziario degli imputati coinvolti. La Suprema Corte ha esaminato i ricorsi presentati da Enrichetta Avallone, moglie del boss Antonio Iovine, dalla sorella Anna Iovine, oltre che da Renato Grasso, Armando e Giuseppe Di Chiara, tutti già giudicati in Appello.
I giudici della quinta sezione penale hanno accolto diversi motivi di ricorso, intervenendo su pene, confische e capi d’imputazione. In particolare, per Enrichetta Avallone è stato disposto un nuovo giudizio limitatamente alla quantificazione della pena per il presunto coinvolgimento nel clan dei Casalesi. Cade invece definitivamente l’accusa di violenza privata aggravata dalla modalità mafiosa, dichiarata improcedibile per assenza di querela.
Decisione favorevole anche per Anna Iovine: annullata la condanna per violenza privata aggravata e disposta la restituzione dei beni, con conseguente revoca della confisca. Per Renato Grasso, invece, la Cassazione ha ordinato un nuovo esame da parte della Corte d’Appello di Napoli, in relazione alla richiesta di accesso alla giustizia riparativa.
Importanti sviluppi anche per Armando e Giuseppe Di Chiara: i giudici hanno disposto la revoca della confisca dei beni, ritenendo non dimostrata l’origine illecita delle risorse utilizzate per gli acquisti contestati, effettuati prima dei reati indicati come presupposto.
L’inchiesta ruota attorno alle attività del gruppo Iovine, che secondo gli investigatori avrebbe continuato a operare anche durante la latitanza del boss, con una gestione a forte impronta familiare. Tra gli episodi contestati figura il reimpiego di capitali illeciti, anche attraverso operazioni immobiliari come la costruzione di una palazzina su un terreno riconducibile allo stesso Iovine.
Le posizioni restano ora in parte aperte, con nuovi passaggi giudiziari attesi davanti alla Corte d’Appello.

