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Svolta per il nipote del boss: libero alle Canarie. Ecco l’unico obbligo

 

CASAPESENNA. La misura cautelare nei confronti di Filippo Capaldo, legato da vincoli familiari al boss Michele Zagaria, è stata annullata. Il giovane era stato fermato nei giorni scorsi a Tenerife, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

A seguito del provvedimento del giudice spagnolo, Capaldo è stato rimesso in libertà, ma resta sottoposto a obblighi restrittivi, tra cui la firma periodica davanti alle autorità locali. Parallelamente, in Italia, la Dodicesima Sezione del Tribunale del Riesame di Napoli, presieduta dal giudice Paola Rosso, ha revocato l’ordinanza cautelare emessa dal gip partenopeo.

La decisione ha riguardato anche altri tre indagati – Carlo Pellegrino, Franco Lombardi e Biagio Ianuario – per i quali è stata disposta la liberazione. Determinante l’accoglimento delle istanze presentate dai rispettivi difensori.

Nonostante la scarcerazione, Capaldo resta al centro dell’indagine. Per gli inquirenti, infatti, il suo ruolo all’interno delle dinamiche del clan sarebbe tutt’altro che marginale. La sua crescita criminale, secondo l’accusa, sarebbe stata favorita dal rapporto diretto con lo zio, storico capo dei Casalesi.

Dopo aver terminato di scontare una precedente condanna nel 2019, Capaldo si era trasferito all’estero, scegliendo le Canarie come nuova base. Una scelta che, secondo la Dda, non avrebbe segnato un reale distacco dalle attività illecite.

Gli investigatori ritengono che in Spagna siano state avviate diverse attività economiche, in particolare nei settori immobiliare e della ristorazione, considerate funzionali al riciclaggio di capitali. I fondi impiegati, secondo l’ipotesi accusatoria, proverrebbero da estorsioni, usura e traffici legati agli stupefacenti.

Sempre secondo la ricostruzione investigativa, Capaldo avrebbe avuto un ruolo di primo piano nella gestione delle risorse economiche del clan, fungendo anche da punto di riferimento per le operazioni all’estero. Un’attività che avrebbe facilitato l’inserimento dei capitali illeciti in circuiti economici apparentemente regolari.

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