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Scuola inagibile e doppi turni, Sorbo: “Basta con le facili promesse”

Capodrise.  A Capodrise la chiusura per inagibilità del plesso scolastico “Gaglione” ha improvvisamente alterato l’ordinaria scansione della vita educativa, costringendo centinaia di alunni a soluzioni provvisorie e al ricorso ai doppi turni, mentre le aule, svuotate della loro funzione, restituiscono
un’immagine silenziosa e insieme eloquente di una fragilità che non può essere considerata episodica; corridoi interdetti, spazi inutilizzabili e una comunità scolastica sospesa tra disorientamento e attesa delineano un quadro che, nella sua concretezza, assume un significato più
ampio e profondamente simbolico.

È una presa di posizione che si colloca immediatamente oltre la contingenza e che ambisce a restituire profondità al dibattito pubblico quella espressa da Maria Sorbo, imprenditrice trentottenne ed ex consigliere comunale nell’ultima parte della precedente amministrazione, intervenuta sulla vicenda con un registro alto e riflessivo, capace di sottrarre il discorso alla dimensione polemica per inscriverlo in un orizzonte più ampio.

“La chiusura della scuola “Gaglione” non è soltanto un episodio amministrativo, ma una ferita sociale profonda. Quando un luogo destinato alla crescita e alla formazione viene meno, è l’intera comunità che subisce una sconfitta”, afferma, imprimendo sin da subito alla sua riflessione una valenza etica e collettiva.

Nel suo intervento, Sorbo evita accuratamente di indulgere in riferimenti diretti o polemiche circoscritte, ma lascia emergere, con una formulazione misurata e tuttavia inequivocabile, una lettura più ampia e stratificata della vicenda: “Non è utile inseguire responsabilità personali, ma è evidente che ciò che accade oggi è il risultato di un tempo lungo, fatto di scelte non sempre adeguate e di una programmazione che avrebbe dovuto essere più lungimirante”, delineando così, senza esplicitarle, le criticità di gestioni amministrative protrattesi nel tempo e incapaci di prevenire
situazioni ormai manifeste.

A Capodrise si andrà al voto, a maggio, per la scelta del nuovo sindaco dopo il periodo di commissariamento, Maria Sorbo dice la sua: “Non è il momento di promesse inutili e dannose per la comunità, invito i futuri candidati ad evitarle, urge una politica seria e credibile”

Il discorso si eleva ulteriormente quando l’imprenditrice sottolinea che “Nel 2026, dover chiudere una scuola per inagibilità rappresenta una condizione socialmente inaccettabile, una contraddizione che interpella la coscienza collettiva prima ancora che quella istituzionale”, spostando l’asse della riflessione dal piano amministrativo a quello valoriale.

“Il diritto allo studio non può essere sacrificato sull’altare delle emergenze, perché la scuola è il presidio più alto di civiltà che una
comunità possa esprimere: se vacilla quello, vacilla tutto il resto”, aggiunge, attribuendo all’istruzione un ruolo fondativo e non negoziabile nella costruzione del tessuto sociale.

Nelle sue parole si intravede anche una proiezione verso il futuro politico della città, tratteggiata con equilibrio ma con una chiarezza che non lascia spazio a fraintendimenti: “Ci sono fasi storiche in cui sottrarsi non è più possibile e, se si aprirà una nuova stagione amministrativa, essa dovrà
fondarsi su serietà, competenza e capacità di assumere decisioni senza ambiguità”, lasciando così emergere, senza proclami espliciti, la possibilità di una candidatura alle prossime elezioni amministrative; un passaggio che si accompagna a un richiamo severo al linguaggio e alla credibilità della politica, poiché “Le promesse non sostenibili logorano la fiducia pubblica e finiscono per produrre un danno più profondo delle stesse difficoltà materiali, rendendo necessario restituire peso alle parole e valore agli impegni, evitando illusioni che aggravano le criticità anziché
risolverle”.

La conclusione assume infine una tonalità insieme riflessiva e programmatica, quando Sorbo afferma che “Capodrise ha bisogno di visione, non di narrazioni, di responsabilità, non di alibi, perché ogni crisi può diventare occasione di riscatto solo se affrontata con lucidità, verità e una rinnovata consapevolezza del ruolo pubblico”, consegnando così alla vicenda della “Gaglione” il valore di un passaggio decisivo, non soltanto per la gestione dell’emergenza, ma per la capacità complessiva della comunità di ridefinire, con rigore e maturità, il proprio orizzonte futuro.

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