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Amante non molla e perseguita la famiglia di lui: finisce col braccialetto elettronico

 

Montesarchio. Nella giornata di ieri i carabinieri della Stazione di Montesarchio hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Benevento, su richiesta della Procura della Repubblica sannita. Il provvedimento dispone nei confronti di una donna di 55 anni, cittadina italiana residente nel comune caudino, il divieto di avvicinamento alla persona offesa e l’obbligo di mantenere una distanza minima di 1.000 metri.

Alla misura si affiancano anche le prescrizioni previste dall’articolo 275 bis del codice di procedura penale, tra cui l’applicazione del braccialetto elettronico e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

La donna è gravemente indiziata del reato di atti persecutori, previsto dall’articolo 612 bis del codice penale, commesso nei confronti di un intero nucleo familiare composto da marito, moglie e due figli minori.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’indagata, con condotte reiterate e protratte nel tempo, non avrebbe accettato la fine di una relazione extraconiugale con il capofamiglia, durata circa cinque anni. A seguito della rottura, la donna avrebbe messo in atto una serie sistematica di comportamenti vessatori nei confronti di tutte le vittime, tra cui pedinamenti e insulti.

Tali azioni avrebbero determinato all’interno del nucleo familiare un perdurante e grave stato di ansia e paura, generando nei singoli componenti un fondato timore per la propria incolumità. Una situazione che avrebbe inciso profondamente sulle abitudini di vita delle vittime, costringendole a limitare la libertà di movimento.

L’attività investigativa è stata avviata a seguito della denuncia presentata da una delle vittime e successivamente approfondita attraverso ulteriori integrazioni. Le indagini, coordinate dalla Procura di Benevento e condotte dai carabinieri di Montesarchio, si sono sviluppate anche mediante l’analisi dei sistemi di videosorveglianza presenti sul territorio comunale.

Fondamentale è stata inoltre l’escussione delle persone offese, compresi i minori, ascoltati in audizione protetta con il supporto di unità specializzate in psicologia, oltre alle testimonianze di soggetti informati sui fatti. Il quadro indiziario raccolto ha consentito di delineare una situazione ritenuta sufficientemente grave da giustificare l’applicazione della misura cautelare.

Il provvedimento eseguito rientra tra le misure adottate nella fase delle indagini preliminari e, come tale, può essere impugnato. Resta ferma, infatti, la presunzione di innocenza della destinataria fino a eventuale sentenza definitiva.

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