
CASERTA. Il tribunale di Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, terza sezione penale, ha accolto la richiesta di rideterminazione della pena avanzata dalla difesa di Innocenzo Landolfi, già condannato a 22 anni di carcere. I giudici hanno disposto l’unificazione di più sentenze definitive applicando il vincolo della continuazione.
Nel provvedimento si evidenzia come i reati commessi tra il 2008 e il 2009, tra cui il tentato omicidio di Agostino Ragozzino, siano riconducibili a un unico disegno criminoso. Secondo quanto emerso, si trattava di azioni mirate a consolidare il potere militare ed economico del clan Belforte sul territorio. Per il tentato omicidio, Landolfi era stato condannato in via definitiva a 14 anni di reclusione, ritenuto responsabile di aver fornito supporto logistico agli esecutori materiali.
L’episodio si verificò in piazza Mattia Ricca, dove due sicari aprirono il fuoco contro la vittima. In quella circostanza, ritenuta la più grave dai giudici, Landolfi avrebbe messo a disposizione la motocicletta utilizzata per l’agguato, occupandosi poi anche della sua custodia dopo il raid.
Partendo proprio da questa condanna principale, il collegio ha ricalcolato la pena complessiva, applicando gli aumenti previsti per i reati minori collegati, definiti “satellite”, riuniti sotto il vincolo della continuazione. L’applicazione di questo istituto giuridico ha consentito di accorpare i diversi procedimenti, sintetizzando il trattamento sanzionatorio complessivo.
In precedenza, il difensore di Landolfi aveva già ottenuto la revoca della misura della libertà vigilata, con il riconoscimento della cessata pericolosità sociale dell’imputato. Solo successivamente le condanne nei suoi confronti sono diventate definitive.

