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Mazzette White List, i timori del poliziotto: “Se lo vengono a sapere mi arrestano”

 

Caserta/San Cipriano d’Aversa. Un intreccio di pressioni, verifiche “indirizzate” e timori di conseguenze penali emerge dalle intercettazioni dell’indagine sulla “White list” antimafia, che vede al centro, secondo gli atti, le figure del poliziotto Andrea Garofalo Andrea e del commercialista Domenico D’Agostino.

La White list è lo strumento utilizzato dalle Prefetture per certificare l’assenza di infiltrazioni mafiose nelle imprese che lavorano negli appalti pubblici. Un sistema nato per garantire legalità e trasparenza, ma che in questo caso – secondo gli inquirenti – sarebbe stato piegato a logiche diverse.

Dalle conversazioni emergerebbe un ruolo attivo di Garofalo nella gestione dei controlli e nelle indicazioni operative da seguire. È lui a fornire indicazioni dettagliate su come affrontare eventuali verifiche, parlando di sopralluoghi, accessi della Dia, controlli di Guardia di Finanza, Polizia e Ispettorato del lavoro.

In questo contesto si inserisce una delle frasi più significative dell’intera inchiesta, pronunciata dallo stesso Garofalo:

“Tieni presente che a me mi arrestano… a me mi arrestano se vengono a sapere una cosa di questa”.

Parole che raccontano un clima di forte tensione e la consapevolezza di operare su un terreno estremamente rischioso.

Nei dialoghi con l’imprenditore sanciprianese Salvatore Iorio (estraneo all’indagine) emergono anche indicazioni su come gestire documenti e strutture aziendali. Si parla della necessità di far risultare “tutto a posto”, di controlli da anticipare e di ambienti da “ripulire” prima di eventuali ispezioni. In più passaggi viene sottolineato che nei depositi “non ci deve stare nessuno” e che determinate situazioni dovevano essere sistemate per evitare problemi.

Non solo. Un altro filone riguarda lo screening dei lavoratori dell’impresa collegata con verifiche sui precedenti penali e su eventuali collegamenti con contesti criminali. Un passaggio centrale proprio per l’accesso alla White list, che richiede requisiti stringenti sotto il profilo antimafia.

Nel corso delle conversazioni compare anche D’Agostino, che invita alla prudenza e sottolinea la necessità di evitare contatti o discorsi compromettenti, segno di una crescente preoccupazione per le possibili conseguenze dell’attività in corso.

L’indagine punta ora a chiarire se il sistema di controlli previsto dalla normativa antimafia sia stato aggirato o manipolato. Resta però un dato evidente: nelle stesse parole degli indagati emerge la piena consapevolezza dei rischi.

E quella frase – “a me mi arrestano” – diventa la sintesi più efficace di un’inchiesta che potrebbe far luce su un presunto utilizzo distorto di uno degli strumenti chiave nella lotta alle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici.

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