
CASERTA. Si chiude con una condanna definitiva una lunga vicenda giudiziaria legata alla morte di un paziente avvenuta nel 2019 all’interno dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha stabilito un risarcimento complessivo superiore a 1,7 milioni di euro in favore dei familiari, includendo anche spese legali e interessi maturati nel tempo.
Il procedimento civile, avviato nel settembre 2024, si è concluso con la sentenza dell’11 marzo 2026, ormai definitiva. I giudici hanno riconosciuto la responsabilità della struttura sanitaria nel decesso di un uomo di 74 anni, avvenuto il 23 settembre 2019 dopo diversi ricoveri tra agosto e settembre dello stesso anno.
Il paziente era stato più volte ospedalizzato per fratture e per patologie già note, tra cui problemi epatici e cardiaci. Durante la degenza, però, avrebbe contratto una grave infezione ospedaliera. In particolare, sono stati individuati batteri altamente resistenti come l’acinetobacter baumannii e lo pseudomonas aeruginosa, microrganismi spesso associati a contesti sanitari e a carenze nei protocolli di prevenzione.
Secondo quanto accertato in sede peritale, l’infezione non sarebbe stata gestita in maniera adeguata. I consulenti hanno evidenziato ritardi nella somministrazione delle terapie antibiotiche, una sottovalutazione del quadro clinico e la mancanza di documentazione relativa all’applicazione delle procedure di controllo delle infezioni. Elementi che, nel loro complesso, hanno contribuito in modo determinante al peggioramento delle condizioni del paziente.
Un ulteriore aspetto rilevante riguarda le condizioni igienico-sanitarie e l’adozione dei protocolli di sicurezza: la struttura, secondo i periti, non è riuscita a dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per prevenire infezioni correlate all’assistenza.
L’uomo fu dimesso il giorno stesso del decesso, contro il parere dei medici, e morì poche ore dopo nella propria abitazione. La consulenza tecnica ha stabilito un nesso diretto tra l’infezione contratta in ospedale e la morte.
Sul piano risarcitorio, il tribunale ha riconosciuto ai familiari il danno da perdita del rapporto parentale, con importi che variano tra circa 294mila e 352mila euro per ciascun congiunto. È stato inoltre liquidato un danno biologico terminale di poco superiore ai 60mila euro, legato alle sofferenze fisiche patite dalla vittima prima del decesso.
Non è stato invece riconosciuto il danno morale terminale, poiché dalle risultanze peritali è emerso che il paziente non fosse pienamente cosciente nelle fasi finali della vita.
Oltre al risarcimento, l’azienda ospedaliera è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e dei costi sostenuti per la consulenza tecnica.

