
Caserta. Multa complessiva da mille euro e accompagnamento coatto per due agenti della questura di Caserta. È quanto stabilito dalla Corte d’Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Marcella Suma, nell’ambito del processo che vede imputate undici persone transgender di origine brasiliana.
Le accuse contestate riguardano un’associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, alla tratta di esseri umani, al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare di connazionali e allo sfruttamento della prostituzione.
La presidente della Corte, rilevata ancora una volta l’assenza del sovrintendente capo Costantino Di Nisio e dell’assistente capo Franco Aldegheri, entrambi in servizio presso la squadra mobile della questura di Caserta e impegnati nelle indagini, ha disposto nei loro confronti una sanzione di 500 euro ciascuno oltre all’accompagnamento forzato in aula. Il procedimento riprenderà nel mese di aprile.
Tra gli imputati figurano Ricardo José Santos De Silva, noto come Pamela; Rafael Nunes Ds Conceicao, detto Tamara; Anderson Lima De Jesus; Julia Matos Machado; Paulo Rogiero Carneiri Da Silva, conosciuto come Elen; Louis Lazaro Barbosa, alias Marcela; Paulo Henrique Alves De Lims, detto Paula; Fatima Jussara Neve Benfica; Jonathas De Albuquerque, conosciuto come Luna Vodianova; Daniele D’Isanto, detto Daniel; e Maniche Harley Landrioll, alias Suzuki.
Le indagini, condotte dalla squadra mobile di Caserta e coordinate dai sostituti procuratori Monica Campese e Valentina Sincero della Dda di Napoli, hanno portato alla luce una struttura criminale articolata e operativa anche a livello internazionale, capace di controllare il mercato della prostituzione transgender a Castel Volturno.
Secondo quanto emerso, l’organizzazione disponeva di un referente in Brasile, nella città di San Paolo, incaricato di individuare e reclutare persone transgender. Una volta predisposti i documenti necessari e i voli, le vittime venivano fatte arrivare in Italia, con primo approdo all’aeroporto di Milano Linate.
Qui venivano prese in carico da altri componenti del gruppo e dotate di false dichiarazioni di ospitalità, utili a garantire un ingresso regolare nel Paese. Successivamente venivano trasferite a Napoli e poi condotte in auto negli appartamenti individuati a Castel Volturno.
All’interno di questi immobili le vittime venivano isolate, private della possibilità di comunicare liberamente e sottoposte a rigide regole. I telefoni cellulari venivano sottratti e veniva imposto un severo controllo quotidiano.
Le persone coinvolte erano poi costrette a prostituirsi su strada, mentre i guadagni venivano consegnati ai vertici dell’organizzazione come pagamento di un debito contratto per il viaggio e l’ingresso in Italia. Un debito che superava sempre i 10mila euro e che, nel tempo, aumentava ulteriormente.
Le indagini hanno inoltre evidenziato come le vittime venissero obbligate a sottostare alle richieste degli sfruttatori anche attraverso violenze fisiche e pratiche intimidatorie, tra cui rituali riconducibili alla magia nera.

