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MARCIANISE. La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna nei confronti di un imprenditore del settore edile coinvolto nel fallimento della società Edilmed Srl. I giudici della Suprema Corte hanno infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa dell’uomo, confermando di fatto quanto stabilito nei precedenti gradi di giudizio.

La decisione è arrivata dalla quinta sezione penale della Cassazione, presieduta dalla giudice Rossella Catena, chiamata a valutare il ricorso contro la sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Napoli.

In secondo grado, i magistrati partenopei avevano già confermato la condanna emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di Sergio Santoro, imprenditore casertano di 65 anni. L’uomo era stato ritenuto responsabile di bancarotta fraudolenta documentale nell’ambito della vicenda legata al fallimento della Edilmed Srl, società dichiarata insolvente nel marzo del 2013 dal tribunale sammaritano.

Nel ricorso presentato alla Suprema Corte, il legale dell’imprenditore aveva contestato la decisione dei giudici di merito, sostenendo che la condotta contestata non fosse stata adeguatamente dimostrata. In particolare, la difesa aveva evidenziato come la documentazione contabile fosse stata consegnata all’amministratore subentrante e come parte delle scritture fosse stata sequestrata dalla Guardia di Finanza.

Secondo la Cassazione, tuttavia, le argomentazioni difensive non sono state ritenute sufficienti a ribaltare quanto già accertato nei precedenti gradi di giudizio. I giudici hanno infatti sottolineato che l’accusa riguardava la sottrazione o distruzione di libri contabili e di altra documentazione societaria che risultava esistente almeno fino al 2010.

La Corte ha inoltre ritenuto dimostrato il ruolo di amministratore di fatto ricoperto da Santoro nella società fallita, anche dopo la cessazione formale dell’incarico avvenuta all’inizio del 2011.

Con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, la Cassazione ha quindi reso definitiva la condanna e ha disposto anche il pagamento di 3mila euro a favore della Cassa delle ammende.

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