
SAN CIPRIANO D’AVERSA. Ventotto anni di reclusione per Francesco Compagnone, ritenuto coinvolto nell’omicidio di Domenico Cioffo, assassinato il primo febbraio 1995 a San Cipriano d’Aversa durante uno dei momenti più sanguinosi della faida tra il clan dei Casalesi e il gruppo guidato da Giuseppe Quadrano.
La sentenza è stata pronunciata dalla Corte d’Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta dal giudice Marcella Suma con a latere Honorè Dessì. Il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Simona Belluccio, aveva chiesto per l’imputato la condanna all’ergastolo, ritenendolo parte integrante del commando che organizzò l’agguato mortale.
Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’azione sarebbe stata pianificata per riaffermare la supremazia del clan dei Casalesi sul sodalizio rivale. A dare l’ordine di colpire Cioffo – affiliato al gruppo dei Quadrano – sarebbero stati, all’epoca, i vertici del clan casalese. Gli esecutori materiali dell’omicidio, stando alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Nicola Panaro e Giuseppe Misso, sarebbero stati gli stessi pentiti insieme a Oreste Caterino, nel frattempo deceduto.
Il commando si sarebbe procurato una pistola e un fucile, oltre a un’autovettura – un’Alfa 33 – utilizzata per pedinare la vittima. Per due giorni gli uomini si sarebbero appostati nei pressi dell’abitazione di Compagnone, in attesa del momento opportuno per entrare in azione. Raffaele Diana, detto “Rafilotto”, avrebbe svolto il ruolo di “specchiettista”, con il compito di segnalare eventuali pericoli.
Per lo stesso delitto, con rito abbreviato, sono già state inflitte condanne a trent’anni di carcere per Walter Schiavone, Raffaele Diana e Vincenzo Zagaria, mentre ai collaboratori di giustizia Panaro e Misso sono stati comminati dieci anni di reclusione.

