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“Giovà ti sei preso questo impegno, risolvi”: il pressing degli imprenditori su Zannini

 

MONDRAGONE. L’inchiesta che coinvolge Giovanni Zannini, consigliere regionale destinatario del divieto di dimora in Campania, si concentra su un punto preciso: le intercettazioni. Sono le conversazioni captate dagli investigatori a restituire il quadro più diretto dei rapporti con Luigi e Paolo Griffo e a delineare il ruolo del consigliere regionale nella vicenda legata al finanziamento per la società Spinosa S.p.A.

Secondo quanto ricostruito negli atti, Zannini avrebbe agito in stretto raccordo con i due imprenditori, mantenendo un ruolo operativo anche quando era ormai consapevole di essere sotto indagine o comunque “controllato”. Le conversazioni telefoniche, riportate negli atti, diventano così il fulcro dell’accusa.

In una delle intercettazioni emerge con chiarezza la pressione per sbloccare la pratica: “No Paolo basta, se domani mattina questo non si fa sentire e cosa , si deve andare solo là da Giovanni, basta! Si dice: ‘Giova ti sei preso questo impegno, risolvi questo problema, vedi questo scemo, vedi questi buffati che sono, dove cazzo li hai mandati!… Ma quello Giovanni lo può anche chiamare’”.

Un passaggio che gli inquirenti considerano indicativo del coinvolgimento diretto e della centralità di Zannini nell’iter del finanziamento milionario. Non solo interlocuzioni generiche, ma un interessamento costante e operativo, tanto da arrivare – secondo l’ipotesi accusatoria – a predisporre personalmente relazioni da allegare alla documentazione destinata alla Commissione competente.

Un altro stralcio ritenuto particolarmente significativo fotografa il tentativo di trovare una soluzione alternativa rispetto all’ostacolo posto dai dirigenti regionali: “e va bene così? Si può fare? ….Si va bene, questa è l’unica strada un’altra non c’è… Tutto a posto Paolo la, la hanno detto mandateci la cosa, dicci che dobbiamo scrivere e non ci sono problemi”… “che non ci voleva?…No! Non ci voleva e non ci vuole… no ma questo mi ha detto ha se dobbiamo venire veniamo io e questo la, parliamo con l’avvocato e vediamo come la dobbiamo scrivere”.

Per la Procura, frasi che dimostrerebbero la volontà di orientare la procedura e superare i rilievi tecnici, anche attraverso una rimodulazione formale degli atti. Il riferimento è alla pratica relativa a un finanziamento di milioni di euro in favore della Spinosa S.p.A., considerata dagli inquirenti il vero obiettivo dell’azione congiunta.

Le intercettazioni, dunque, non rappresentano un elemento accessorio, ma l’asse portante dell’impianto accusatorio: parole che, secondo la tesi investigativa, descrivono un sistema di pressioni, sollecitazioni e interventi diretti finalizzati a ottenere l’esito favorevole della pratica.

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