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Bombe davanti a casa e pizzeria, il clan rialza la testa: la regia unica e le nuove leve

 

CASAPESENNA/SAN CIPRIANO D’AVERSA. Negli ultimi giorni due esplosioni ravvicinate tra Casapesenna e il confine con San Cipriano d’Aversa hanno riacceso l’attenzione su un’area che per anni è stata simbolo del potere del clan dei Casalesi. Due bombe carta, esplose a distanza di poche ore l’una dall’altra, hanno generato allarme tra i residenti, anche se al momento non esistono elementi certi che colleghino gli episodi alla criminalità organizzata.

Il primo ordigno è stato fatto detonare in un vicolo di Casapesenna, quasi al centro della carreggiata. L’esplosione ha provocato danni a un’abitazione vicina, ma dagli accertamenti non risultano collegamenti diretti con soggetti ritenuti vicini ai clan. Pochi giorni dopo, un secondo episodio ha interessato il confine tra Casapesenna e San Cipriano d’Aversa: in questo caso l’ordigno è stato piazzato davanti a una pizzeria lungo corso Europa. La deflagrazione ha danneggiato la serranda e parte della facciata del locale. Il titolare ha riferito di non aver ricevuto minacce o richieste estorsive, ma la pista intimidatoria resta tra quelle al vaglio.

A indagare sono i carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, con il supporto del Nucleo investigativo provinciale e sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli. L’unico elemento certo che accomuna i due episodi è la tipologia dell’ordigno: una bomba carta realizzata con polvere pirica, materiale facilmente reperibile.

L’ombra dei clan resta sullo sfondo. A San Cipriano d’Aversa vivono esponenti storici della famiglia Venosa, un tempo riferimento nell’area e oggi in larga parte coinvolti in percorsi giudiziari o collaborazioni con la giustizia. Negli ultimi tempi non si sono registrati segnali concreti di una riorganizzazione strutturata, come accaduto invece in passato, quando tensioni interne portarono anche ad azioni armate contro esponenti di famiglie legate al cartello casalese.

Parallelamente, la storica fazione riconducibile a Michele Zagaria avrebbe progressivamente spostato il baricentro dalle attività più visibili – estorsioni e traffici di droga – verso ambiti imprenditoriali, appalti e relazioni economiche fuori regione. Un mutamento strategico che, secondo alcune letture investigative, potrebbe aver lasciato spazi a nuovi tentativi di riposizionamento sul territorio.

Al momento, tuttavia, gli inquirenti mantengono prudenza: le due esplosioni potrebbero essere episodi distinti oppure tasselli di una strategia più ampia. Saranno le indagini tecniche e l’analisi dei contatti sul territorio a chiarire se si tratti di semplici atti dimostrativi o di segnali di una nuova fase negli equilibri criminali dell’Agro aversano.

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