
Maddaloni. Un nuovo e inquietante servizio di Luca Abete, andato in onda su Striscia la Notizia, ha riportato sotto i riflettori il fenomeno dei cosiddetti “guaritori miracolosi”, figure che si muovono ai margini della legalità e che, sfruttando la fragilità delle persone malate, promettono cure alternative prive di qualsiasi fondamento scientifico.
Questa volta l’inchiesta si è concentrata a Maddaloni, dove un uomo che si presentava come “pranoterapeuta” proponeva presunte terapie energetiche per la cura dei tumori. Secondo quanto documentato dalla trasmissione, le “cure” non avevano nulla di medico né di terapeutico: dietro il linguaggio pseudo-scientifico e spirituale si celavano richieste sessuali rivolte a donne in condizioni di particolare vulnerabilità.
Il servizio mostra l’inviato mentre smaschera il sedicente terapeuta in una stanza d’albergo, dove l’uomo era pronto a incontrare una giovane donna convinta di ricevere un trattamento curativo. Le immagini, forti ma necessarie, evidenziano come questi soggetti costruiscano un rapporto di fiducia basato sulla disperazione, utilizzando parole come “energia”, “guarigione” e “alternative alla medicina tradizionale” per legittimare comportamenti abusivi.
L’inchiesta non si limita al singolo caso, ma apre una riflessione più ampia su un problema diffuso: quello dei falsi guaritori che promettono soluzioni miracolose a patologie gravi, insinuando dubbi sulle cure mediche ufficiali e spingendo le vittime a percorsi pericolosi, sia dal punto di vista della salute sia da quello umano e psicologico. In molti casi, le persone coinvolte sono donne sole, spaventate dalla malattia e alla ricerca di una speranza, anche quando questa non ha basi reali.
Da anni l’attività di Luca Abete si inserisce proprio in questo solco: smascherare truffe, abusi e raggiri, dando voce a chi rischia di restare invisibile. Servizi come questo svolgono una funzione di pubblica utilità, perché informano e mettono in guardia i cittadini, ricordando che la salute non può essere affidata a improvvisatori o a pratiche non riconosciute.
Il caso di Caserta rappresenta dunque l’ennesimo campanello d’allarme. Denunciare, informare e affidarsi sempre a professionisti sanitari qualificati resta l’unica strada per contrastare chi, dietro la maschera della “cura alternativa”, approfitta della sofferenza altrui.

