
MADDALONI/VALLE DI SUESSOLA. È un mosaico complesso quello delineato dagli inquirenti nelle oltre cento pagine di atti che ricostruiscono il presunto sistema dei falsi sinistri che coinvolgerebbe 49 persone della provincia di Caserta e Benevento. Secondo la Procura, ogni episodio seguiva uno schema quasi sempre identico: reclutamento dei partecipanti, simulazione della dinamica, compilazione del modello CAI, rilascio dei certificati medici e infine richiesta di risarcimento alle assicurazioni.
I principali organizzatori – secondo l’ipotesi accusatoria – sarebbero Biagio Barbaro, Francesco D’Addio e Luigi Cioffi, indicati più volte come figure centrali nel coordinamento dei vari sinistri mai avvenuti. Attraverso loro sarebbero stati coinvolti nuclei familiari, amici e conoscenti, ai quali venivano assegnati ruoli diversi a seconda del caso da costruire.
Un tassello decisivo sarebbe rappresentato dai medici Giovanna Liquori e Giovanni Fantarella, entrambi accusati di aver rilasciato certificati sanitari senza aver visitato i pazienti. I documenti, ritenuti falsi dagli inquirenti, certificavano traumi cervicali, contusioni e dolori alla spalla in favore di indagati come Maria Giulia Catillo, Giuseppe Struffolino, Raffaella Castagna, Giuseppina Saccavino, Diana Renzi, Maria Rita Camputaro.
Gli episodi elencati coprono numerosi comuni: Maddaloni, Valle di Maddaloni, San Salvatore Telesino, Sant’Agata de’ Goti, Cusano Mutri, Contursi, Cervino. Ogni sinistro veniva costruito attorno a due veicoli: uno condotto da un “reclutatore”, l’altro affidato al “figurante”. Tra gli indagati compaiono Tommaso Ragnino, Luigi Carfora, Zakia Guouzi, Anna Farricelli, Giovanni Martone, Giuseppe Bernardo, Antonio Iadaresta, Emanuele Spisto, Pasquale Spisto, Rosario Amorosi, Antonio Amorosi, Ionela Fagaras, Domenico Di Caprio, Vincenzo Liberti, Francesco De Lucia, Giovanni Maccarone, Rosa Santangelo, e molti altri.
Le automobili coinvolte risultano spesso sempre le stesse: Fiat Panda, Opel Corsa, Ford Fiesta, DR5. In diversi episodi gli indagati avrebbero inscenato anche accessi al pronto soccorso: è il caso dell’ospedale di Belvedere Marittimo, di San Felice a Cancello, di Sant’Agata dei Goti. Qui gli operatori sanitari, basandosi sui certificati già predisposti, avrebbero registrato sintomi come dolore al collo, lombalgia, radici cervicali, permettendo così l’avvio delle pratiche assicurative.
Le compagnie truffate – secondo gli atti – sarebbero Allianz, AXA, Cattolica, Generali, UnipolSai, Reale Mutua, Tua Assicurazioni. In alcuni casi gli indennizzi sono stati già emessi: tra 700 e 5600 euro, fino ai casi più complessi da oltre 29mila euro.
L’inchiesta, tuttora in fase preliminare, dovrà stabilire quanto ogni episodio sia effettivamente riconducibile al disegno criminale ipotizzato e quali responsabilità individuali emergeranno nel dibattimento.

