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Parla il pentito, scoperto l’arsenale del clan: ci sono mitra

Di 21 Agosto 2025Cronaca

LUSCIANO. Arsenale nascosto scoperto grazie alle rivelazioni di un pentito: trovati kalashnikov, fucile a pompa e munizioni

Per anni il territorio è rimasto in una calma apparente, frutto di una precisa strategia criminale: i vertici del clan avevano imposto silenzio e assenza di azioni plateali, così da non attirare l’attenzione delle forze dell’ordine e continuare a gestire indisturbati traffici e affari illeciti. Ogni volta che qualcuno rompeva questa linea, le operazioni di polizia riuscivano a bloccare sul nascere possibili escalation di violenza, impedendo che la camorra dei Casalesi riprendesse a colpire in modo eclatante.

Negli ultimi tempi, tuttavia, sono emersi segnali di una nuova tensione: progetti di agguati e l’ombra di conflitti pronti a trasformare nuovamente le strade in luoghi di scontri armati. Una delle cause principali di questa pericolosa situazione è la grande disponibilità di armi ancora presenti sul territorio, retaggio delle passate guerre interne.

Grazie alle informazioni fornite da alcuni collaboratori di giustizia, gli investigatori – sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli – stanno progressivamente individuando e sequestrando questi arsenali. Tra le operazioni più rilevanti c’è quella condotta dai carabinieri nel febbraio di due anni fa, resa possibile dalle confessioni di Antonio Lanza, detto “Piotta”, referente della fazione Bidognetti a Lusciano. Lanza ha indicato diversi luoghi dove il clan aveva nascosto armi, tra cui il cavalcavia vicino all’autoricambi Copal.

Seguendo le sue indicazioni, i militari hanno rinvenuto due fucili d’assalto kalashnikov, un fucile a pompa, tre caricatori completi di proiettili calibro 7,62×39 millimetri e altro munizionamento. Secondo il pentito, quelle armi risalivano al periodo dell’omicidio di Francesco Pezzella. Lanza aveva anche segnalato un ristorante, indicato da Giosuè Fioretto, dove i Bidognetti avrebbero custodito armi destinate a un attentato contro Antonio Fucci, oggi detenuto. In quel caso, però, le ricerche non hanno dato esito.

Il ritrovamento sotto il cavalcavia dimostra come esistano ancora depositi segreti gestiti dalle varie articolazioni del clan. Le indagini recenti hanno inoltre rilevato nuove pericolose dinamiche: dal contrasto tra il gruppo Bidognetti e Fucci lungo il Litorale, al clima creatosi con la temporanea scarcerazione di Emanuele Libero Schiavone; fino agli ordini di omicidio partiti dal carcere da Gianluca “Nanà” Bidognetti, fermati solo per evitare ulteriori attenzioni investigative. La Dda resta in allerta per prevenire un ritorno di sangue in Terra di Lavoro.a di Lavoro.

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