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Finanziere non va a lavorare per stare nel suo negozio: ora è nei guai

AVERSA. Finisce senza appello la vicenda giudiziaria di un 40enne di Aversa, in servizio presso la Guardia di Finanza a Prato, che ha visto rigettato il proprio ricorso dalla Corte di Cassazione. L’uomo era stato condannato per aver prodotto dichiarazioni non veritiere in documenti ufficiali e per essersi assentato indebitamente dal servizio. Ora, oltre alla conferma della pena, dovrà versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.

Le giornate al centro dell’indagine

Secondo quanto ricostruito dai magistrati, l’ex finanziere avrebbe attestato di essere impegnato in attività d’ascolto delle intercettazioni per conto della Procura, mentre in realtà si era allontanato dal posto di lavoro senza alcun via libera. Due i giorni chiave: il 28 febbraio si sarebbe recato al proprio comando per ottenere una visura fiscale su un parente; il 5 aprile, invece, è stato visto in un negozio formalmente intestato al cugino ma di fatto gestito da lui, mentre era in corso un controllo da parte dell’AUSL. Nessuna di queste uscite è stata segnalata nei registri ufficiali, che invece lo davano in attività investigativa regolare.

Il legale dell’imputato ha sostenuto che i documenti in questione fossero meri fogli di presenza, privi di valore probatorio. Ma la Suprema Corte ha rigettato con decisione questa interpretazione, riconoscendo ai fogli la natura di veri e propri atti pubblici, redatti da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni.

Respinte anche le motivazioni difensive relative a presunte esigenze di servizio o a provocazioni da parte degli ispettori sanitari. Per i giudici, si tratta di argomentazioni vaghe, non supportate da alcuna documentazione concreta.

Condanna definitiva e multa salata

La sentenza è ormai definitiva: il finanziere, originario della provincia di Caserta e operativo in Toscana, è stato ritenuto responsabile della falsificazione dei registri di servizio e dell’allontanamento non autorizzato dal posto di lavoro. Nessuna attenuante è stata riconosciuta. Alla pena si aggiungono le spese legali e una multa di tremila euro.

Una conclusione severa per un uomo in divisa, chiamato a rappresentare lo Stato e la legalità, che invece ha compromesso la fiducia nel suo ruolo

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