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Inchiesta Interporto, 4 condanne. Ecco il verdetto

Marcianise. Giunge a sentenza l’indagine sull’Interporto di Marcianise.

Sono stati inflitti un anno ed 8 mesi per l’ex dirigente dell’ ufficio tecnico del comune di Marcianise Gennaro Spasiano; un anno e 5 mesi per il patron dell’Interporto Sud Europa Giuseppe Barletta; un anno ciascuno per l’amministratore delegato dell’Ise Antonio Campolattano e per il direttore commerciale Nicola Berti.

Il procedimento si fonda su un compendio gravemente indiziario a carico degli imputati indagati, coinvolti, a vario titolo e in concorso fra di loro, in reiterate condotte di abuso d’ufficio, connessi delitti di falso ideologico e di violazione delle nonne urbanistiche. Gli abusi e le irregolarità riscontrate attengono alle procedure di rilascio, da parte del dirigente del Comune di Marcianise (SPASIANO) di alcuni permessi a costruire a favore delle società sopra richiamate, già oggetto di recenti approfondimenti investigativi condotti da questo stesso ufficio giudiziario relativamente a plurime condotte di bancarotta fallimentare e concordataria e di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte con riguardo a sei società del gruppo.

 

Attraverso la prosecuzione delle attività di indagine, sono stati raccolti significativi elementi probatori che hanno consentito di contestare a Gennaro SPASIANO, nella qualità di Dirigente del III Settore del Comune di Marcianise, di aver illegittimamente rilasciato, tra il mese di aprile 2017 e quello di gennaio 2018, n. 3 permessi a costruire in assenza della necessaria preventiva approvazione della variante urbanistica. La contestata illegittimità dei permessi a costruire muove dalla constatazione, da parte della Procura, circa il fatto che il medesimo Dirigente amministrativo ha fondato i permessi adottati su una delibera del Commissario Straordinario del Comune di Marcianise datata 5 giugno 2016, non potendolo fare, posto che tale delibera era ed é in realtà priva di valore provvedimentale. L’altro profilo di illegittimità dei permessi a costruire attiene al fatto che il dirigente comunale li aveva adottati sulla base di una convenzione stipulata il 29 giugno 2016 dallo stesso dirigente comunale con i rappresentanti delle società del gruppo interessate, illegittima appunto perché, a sua volta, non approvata dall’organo consiliare dell’Ente locale.

 

 

 

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