
MARCIANISE. Un permesso premio per uno storico killer dei Belforte. Il tribunale di Catania ha concesso un permesso premio di pochi giorni a Francesco Severi, 53enne esponente dei Mazzacane, conosciuto nella camorra marcianisana anche col soprannome di “Ciccio ‘a nera”.
Dopo i giorni di libertà provvisoria, Severi tornerà nel carcere di Siracusa, dove è recluso e sta scontando 30 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione ed omicidio. In particolare il 53enne affiliato è stato condannato per due omicidi, quello di Carlo Valentino del 2004 e quello di Michele Di Giovanni, avvenuto Marcianise il 16 gennaio 2006.
Le indagini archiviate e poi riaperte
Le indagini su quello del delitto, condotte attraverso dichiarazioni rese da fonti testimoniali, attività tecniche e le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia DI GRAZIA Paolo, DI GRAZIA Riccardo e GERARDI Antonio, avevano portato nel luglio 2006 all’emissione di un decreto di fermo del P.M. nei confronti di quattro indagati, tra i quali lo stesso Severi che ebbe il ruolo di specchiettista. ll provvedimento restrittivo non fu convalidato e l’indagine, in assenza di ulteriori acquisizioni, fu archiviata. Le successive collaborazioni di FRONCLLLO Michele, AVETA Pasquale e CUCCARO Domenico consentirono la riapertura del procedimento penale.
Le dichiarazioni dei collaboratore di giustizia confermarono l’originario impianto accusatorio, sia in relazione al movente sia in relazione ai mandanti, esecutori materiali e basisti. L’ulteriore approfondimento investigativo ha consentito di accertare, nell’attuale fase cautelare , che l’agguato venne deciso in occasione di una riunione dei vertici del clan presso l’abitazione di BUTTONE Bruno, riunione a cui aveva partecipato anche Piccolo Gaetano.
Lo sgarro punito
L’omicidio sarebbe stato realizzato per punire Michele Di Giovanni, il quale, non solo si sarebbe impossessato, unitamente al pregiudicato Francesco Spina, scomparso il 25 dicembre 2004 (vittima di “lupara bianca”), nel febbraio 2003 di circa 500 kilogrammi di cocaina, di proprietà di FRONCILLO Michele, attualmente collaboratore di giustizia ed all’epoca elemento di vertice del clan “Belforte”, con compiti di gestione del narcotraffico, ma avrebbe anche effettuato alcune richieste estorsive per conto del Clan‘Piccolo noi confronti di imprendi rigidi taglieggiati dal clan Belforte. La sua “esemplare punizione” doveva servire per riaffermare l’indiscussa supremazia del clan ogni settore d’affari.

