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Ras dei Belforte al carcere duro: inguaiato dal delitto del consigliere comunale

 

MARCIANISE/CAPODRISE. Resta al 41bis Giuseppe Della Medaglia, 57enne ras del clan Belforte, originario di Capodrise. Nei giorni scorsi sono state depositate le motivazioni con le quali la Corte di Cassazione ha respinto l’istanza presentata dal legale di “O’ Cinese”, nella quale veniva chiesta la revoca del carcere duro.

Gli ermellini si sono dunque uniformati alla decisione sia del Ministero della Giustizia che del tribunale di sorveglianza di Roma che già a gennaio aveva ritenuto congrua la proroga del regime più duro previsto dalla legislazione vigente per i reati di mafia.

Secondo il Ministero “la sottoposizione di Giuseppe Della Medaglia al regime detentivo speciale di cui all’art. 41-bis Ord. pen., al contempo, si imponeva in conseguenza della gravità dei reati per i quali era stato condannato, che risultavano connessi alla sfera di operatività della consorteria camorristica in cui gravitava, rispetto ai quali assumeva un rilievo ulteriormente sintomatico la circostanza che il reclamante risultava coinvolto in episodi delittuosi di particolare risonanza nel contesto associativo”.

Della Medaglia era stato infatti condannato a 30 anni in abbreviato dal gip in quanto ritenuto esecutore materiale dell’omicidio (avvenuto nel 1992) di Pietro Trombetta allora consigliere comunale e reo di avere favorito, essendo politicamente influente in seno all’amministrazione comunale marcianisana, l’avverso clan Piccolo e gli imprenditori a questo vicini, secondo la tesi dei Mazzacane.

Nel confermare la misura detentiva del 41bis i giudici hanno evidenziato la “persistente pericolosità sociale di Della
Medaglia che risulta confermata dal comportamento intramurario fortemente oppositivo assunto dal ricorrente nei confronti delle istituzioni penitenziarie, attestato dalle cinquanta infrazioni disciplinari commesse nell’arco temporale compreso tra il 2012 e il 2020″.