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I superboss a giudizio per un omicidio di 19 anni fa: così fu freddato il figlio del ras rivale

 

Pignataro Maggiore/Casapesenna/San Cipriano d’Aversa. Compariranno il 18 ottobre prossimo davanti ai giudici della Corte d’Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere sei esponenti del clan dei Casalesi, tra cui il boss Michele Zagaria e l’ex capo del clan, oggi collaboratore, Antonio Iovine, imputati per l’omicidio avvenuto nel novembre 2002 di Raffaele Lubrano, figlio di Vincenzo Lubrano, capo dell’omonimo clan attivo nel comune casertano di Pignataro Maggiore.

 

Il giudice per le indagini preliminari di Napoli, Luca Della Ragione, ha infatti accolto la richiesta di giudizio immediato della Dda di Napoli; per i sei imputati ci sarà la possibilità in quella sede di chiedere il giudizio abbreviato per sperare in uno sconto di pena, strada che sembra quella preferibile dagli avvocati difensori. Oltre a Iovine e Zagaria (difeso da Paolo Di Furia ed Emilio Martino), compariranno in giudizio anche Giuseppe Caterino, Salvatore Nobis, Antonio Santamaria e Francesco Zagaria, quest’ultimo imprenditore che ha deciso di collaborare con la giustizia, e le cui dichiarazioni hanno permesso agli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli di identificare i mandanti del delitto. Il commando che uccise Lubrano si sistemò infatti presso la masseria di Francesco Zagaria.

 

La vittima – è emerso – fu uccisa sia per le mire espansionistiche dei Casalesi che per vendicare la morte violenta di Emilio Martinelli, esponente dei Casalesi e fratello di Enrico, altro elemento di vertice del clan. Ad ordinare il delitto sarebbero stati, secondo l’accusa, Zagaria, Iovine, Caterino e Francesco Schiavone alias Cicciariello (omonimo e cugino di “Sandokan”), mentre Nobis, Santamaria e Francesco Zagaria avrebbero avuto il ruolo di fiancheggiatori e specchiettisti.